Addio a Pino Daniele, aveva inciso sul Lario il suo disco “Nero a metà”

Pino_DanieleAnche il Lario piange il grande Pino Daniele, stroncato ieri da un infarto all’età di 59 anni. I funerali si svolgeranno domani alle 12, in forma pubblica, al Santuario della Madonna del Divino Amore a Castel di Leva, presso Roma. Il pubblico comasco lo aveva incontrato nel 2001, con il suo primo live lariano a Villa Erba, replicato con successo nel 2004. Anche Campione d’Italia lo annovera tra i protagonisti di concerti Vip: nel 2008 e lo scorso luglio.
Un legame forte Daniele lo ha avuto con la Brianza. Ha infatti registrato tre album negli anni d’oro nel mitico Stone Castle Studio di Carimate, che poi nel 1990 fu riconvertito in albergo. Un luogo storico per la canzone d’autore italiana, dove hanno inciso star come Fabrizio De André, Lucio Dalla e Antonello Venditti, e poi Eugenio Finardi, Riccardo Cocciante e molti altri. L’idea di aprire dei nuovi studi di registrazione con apparecchiature all’avanguardia venne ad Antonio Casetta, celebre discografico della Bluebell e della Produttori Associati. Allo Stone Castle Pino Daniele registrò quasi tutte le canzoni dell’album che consacrò presso pubblico e critica il suo “Napoli blues”, Nero a metà, che proprio l’anno scorso l’artista aveva voluto celebrare con un tour con la band originale (tra gli altri, Agostino Marangolo alla batteria e James Senese al sax tenore). E anche i due album successivi Vai mò e Bella ‘mbriana (tutti e due ancora su etichetta Emi, quest’ultimo con un mito del jazz come il sassofonista di Speak no evil Wayne Shorter nel cast) nacquero nella fucina brianzola. Era l’epoca in cui brani eccezionali come Yes I know my way, A me piace ‘o blues e Quanno chiove diedero a Daniele la meritata popolarità. C’è Brianza anche in una sua ironica canzone del 1991, dall’album Un uomo in blues, il reggae pulsante di O scarrafone: Ho scoperto che Pasquale / forse è nato a Cefalù / si è sposato a Novedrate / è un bravo elettricista / fuma poco e ascolta i Pooh».
Molte le dichiarazioni di affetto giunte ieri dalla musica comasca. Antonio Silva, anima lariana del Club Tenco, rivela che la notizia della morte di Daniele è giunta proprio mentre a Verona il sodalizio stava preparando il programma 2015. «Abbiamo avuto la fortuna di averlo ospite fin dall’inizio, nel 1979 – ricorda commosso Silva – L’ultima occasione fu nel 2012 quando fu ospite a sorpresa di Enzo Avitabile nella serata di consegna delle Targhe Tenco a Novara. Lui stesso vinse la Targa Tenco nel 1995 con “Non calpestare i fiori nel deserto” come miglior album e nel 1989 e 1993 rispettivamente con “Schizzechea” e “Sicily” per la canzone in dialetto. La sua versione di “Lontano lontano” di Tenco fu da brividi. Porto nel cuore un ricordo straziante. Il nostro colpaccio è stato beccarlo all’alba della sua carriera».
«Pino Daniele è stato il mio cantautore, la sua musica è stata la mia musica, la musica di una generazione, il ragazzo del Sud che ha accompagnato per anni i miei sentimenti e le mie emozioni», ha ricordato ieri su Facebook Gianfranco Giudice, filosofo e docente al liceo Giovio.
Toccante anche il ricordo del marianese Francesco Facchinetti, sempre sul social network: «Due mesi fa ci siamo visti per un’intervista in radio da me. Abbiamo chiacchierato. Abbiamo parlato di Nero a metà, quel disco fantastico che avevi registrato esattamente nell’anno in cui sono nato io, 1980. E, misteri della musica, lo avevi registrato a pochi chilometri da dove abito io, a Carimate». E ha aggiunto, rivolgendosi allo stesso Pino: «Sei un artista che ha cambiato il corso della musica italiana, in pochissimi lo hanno fatto. Sei riuscito nell’impresa impossibile di unire qualità e quantità. Hai dimostrato che le collaborazioni tra colleghi sono costruttive e, soprattutto, hai fatto musica perché avevi qualcosa da dire e non per vendere».

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