Piscina Sinigaglia, mezzo milione per mosaico e sauna

La piscina Sinigaglia

Le opere sono state inserite dalla giunta Landriscina nel piano triennale 2021-2023. Un altro impianto sportivo della città presenta il conto, si tratta della piscina Sinigaglia. La vasca fa parte dell’omonimo stadio. Non sono bastati i 3 milioni di euro investiti in un cantiere durato sei anni e chiuso nel maggio 2007 con tanto di strascichi legali.

Il mosaico della vasca, sotto tutela da parte dei Beni Monumentali, aveva mostrato segnali di cedimenti già tra il 2013 e il 2014. La Csu, che ha in gestione la piscina, aveva fatto una serie di interventi tampone. Le parti della vasca prive delle tesserine del mosaico sono state coperte con un telo impermeabile. Ora, a pochi giorni della possibile riapertura delle piscine grazie all’allentamento delle misure anti-covid, si presenta il conto del prossimo cantiere.

Le opere, nella relazione dell’architetto Elena Lo Jacono, responsabile del procedimento, hanno già avuto il benestare della giunta per l’inserimento nella programmazione triennale.
Si tratterà di lavori non semplici, perché oltre ad intervenire sul distacco delle tesserine del rivestimento in ceramica della vasca, il cantiere dovrà supplire all’assenza della vasca di compenso, mettere in sicurezza i parapetti del trampolino per i tuffi (attualmente inutilizzabile) e realizzare una nuova sauna. Quella danneggiata nel 2017 da un incendio non è infatti mai stata sostituita. Sempre lo stesso cantiere si dovrà anche occupare del soffitto della Sinigaglia. Prevista una nuova copertura impermeabile per evitare le attuali infiltrazioni. Per l’impianto sportivo si prospetta un lungo stop insomma e un cantiere non semplice, se non altro per i vincoli sulla struttura realizzata all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso.

Il conto è stato stimato in 550mila euro. Non sono previste modifiche a livello urbanistico.
Il distacco delle tessere di mosaico pregiato che rivestono la vasca era stato segnalato la prima volta nel 2014. Si tratta di un materiale nobile posato definitivamente soltanto sette anni prima, a conclusione dell’infinita vertenza legale che oppose il Comune con la prima azienda incaricata di restaurare l’impianto. Ne ha fatto seguito una nuova battaglia legale tra Palazzo Cernezzi e impresa. La pratica oggi risulta archiviata, quindi sarà il Comune a pagare per intero i lavori del nuovo cantiere.

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