Più in alto delle montagne

Testimonianze Il libro dell’alpinista e scrittore lariano Oreste Forno, edito da Bellavite, invita a scoprire le vette come esperienza spirituale
Sono ancora una volta le montagne, monumenti grandiosi della natura e del creato, ad accompagnare la nuova, importante tappa del cammino esistenziale dello scrittore, fotografo ed alpinista lariano Oreste Forno, dopo averne segnato la carriera alpinistica a livello internazionale. Il suo ultimo libro, L’altra montagna. Quella che porta più in alto delle cime (pp. 176, 13 euro), edito da Bellavite di Missaglia, è il racconto dal vero, sincero e toccante, dell’esperienza che ha segnato il suo passaggio
«dall’insaziabile voglia di mettere sotto i piedi le cime» negli anni delle grandi vette dell’Himalaya al «desiderio inappagabile di superare anche l’orgoglio della conquista per scorgere e accogliere tutto come un dono».
Oreste Forno inizia il suo cammino da molte domande inespresse e dalla riscoperta delle montagne di casa: le incantevoli cascate dell’Acqua Fraggia, sopra Chiavenna, gli offrono il dono di un incontro con persone di fede, una fede vissuta nella gioia e nell’umiltà, e le salite su una serie di cime della sua Valtellina, per trascorrervi la notte da solo, lo conducono a momenti di privilegiata e umile contemplazione della grandiosità di tutto il creato. Semplicemente seguendo il suo cuore e assecondando l’istinto che lo spinge di cima in cima, l’alpinista e scrittore saprà riconoscere dentro di sé, montagna dopo montagna, il dono di una fede ritrovata, fino a giungere a raccontare in questo libro il percorso compiuto e la nuova gioia scoperta.
Misurandosi con un tema così intimo e delicato, l’autore non cerca altri linguaggi che quello a lui congeniale di una narrazione densa di concretezza e di emozioni autentiche: episodi vissuti e risonanze interiori vanno di pari passo – come da tradizione nella letteratura di montagna – così che il faticoso salire su rocce e ghiaccio, il turbine improvviso di un temporale, la sorpresa di un’alba incantevole, una semplice fioritura d’alta quota, un incontro inatteso rispecchiano e mutano gli stati d’animo del narratore che li vive.
Non mancano i feedback verso episodi e personaggi dell’infanzia o esperienze estreme come quella della caduta in un crepaccio nel 1985, durante una salita sullo Shisha Pagma, in Himalaya, nonché i richiami agli affetti familiari ed alle scelte quotidiane.
In questo cammino di fede e di vita, tutto si ricompone lentamente in una visione nuova, faticosa conquista della volontà e di un cuore che non ha mai smesso di cercare e interrogarsi.
Il libro, dedicato da Oreste Forno «alla montagna, che mi ha fatto toccare il cielo», si apre con la prefazione di monsignor Roberto Busti, vescovo di Mantova, che condivide con l’autore la passione dell’andar per monti. Nella narrazione di Forno egli rinviene «non la descrizione di passaggi impossibili, di paesaggi da favola, di fatiche inumane (?) ma la proposta di accompagnamento su sentieri un po’ meno impegnativi per il coraggio e la tecnica necessari, ma aperti all’Assoluto».
Ne nascono pagine «che non sono di avventura, ma anzitutto di saggezza, con la quale si possono salire montagne che, invece di essere conquistate, conquistano te».

Giuliana Panzeri

Nella foto:
A sinistra, lo scrittore e alpinista Oreste Forno sul Monte Tresero. Sopra, nella “Valle dei Ratti”, presso la diga di cui è guardiano

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