Plinio, avvocato in maschera nell’età di Traiano

Le “Epistole” del governatore lariano
Un allievo della Scuola Normale di Pisa, Francesco Bracci, è l’autore di un nuovo commento al decimo libro delle Epistole del comasco Plinio il Giovane (pp. 312, 20 euro) che l’editrice Plus pubblicherà in primavera. «È un testo di grandissimo interesse – dice il curatore – Lo storico vi trova una fonte di informazioni senza pari sull’amministrazione provinciale all’inizio del II secolo d.C. Per lo studioso di letteratura è una importante testimonianza della lingua latina burocratica

e amministrativa, e da questo punto di vista le lettere di Traiano sono più interessanti di quelle di Plinio, perché ci permettono di vedere al lavoro l’imperatore e i suoi consiglieri. Anche da un punto di vista ideologico, il libro è molto interessante: sia Traiano sia Plinio indossano “maschere”, recitano la parte di buon imperatore (il primo) e di buon governatore (il secondo), presentando il loro operato nella miglior luce possibile.
Quale fu il ruolo storico di Plinio? «Il governatorato in Bitinia, che non dava il comando di legioni, non era un incarico di primissimo piano, ma se Traiano scelse Plinio per mettere in ordine una provincia che era stata male amministrata negli anni precedenti – dice ancora il curatore – evidentemente lo considerava una persona di fiducia; Plinio non era fra i detentori del potere a Roma, ma era un personaggio non secondario all’interno dell’elite senatoria».
E come scrittore? «Plinio non ha i meriti artistici del suo contemporaneo Tacito, ma la sua prosa ha indubbie qualità di eleganza e chiarezza. Come testimonianza del gusto letterario e della vita culturale in età flavia e traianea, le Epistole sono un documento importantissimo».
Quale fu il suo ruolo nella persecuzione dei cristiani? «L’affermazione di Plinio di non conoscere la procedura dei processi contro i cristiani non è da prendere sul serio: si tratta della solita falsa modestia di Plinio, che in realtà applica con sicurezza un tipo di processo che era probabilmente già collaudato. Quando si parla delle persecuzioni contro i cristiani nei primi due secoli (prima di Decio) bisogna tenere presente che l’iniziativa non partiva mai dall’alto, ma dall’ostilità popolare contro questa setta dalle usanze molto particolari. Plinio non ha deciso di perseguitare i cristiani, ma è stato chiamato a giudicarli dopo che la denuncia era partita dal basso. Per quanto riguarda, in generale, il giudizio sul suo lavoro di governatore, non è più di moda criticare Plinio, perché scrive sempre all’imperatore anche quando potrebbe risolvere il problema da solo: in realtà, il potere centrale voleva controllare tutto quello che accadeva in provincia e il governatore era costretto a scrivere a Roma anche per piccoli problemi».
In sostanza, quale ruolo ebbe all’epoca? «Plinio fu un grande avvocato e un politico di una certa importanza nella Roma dell’epoca. Anche il Panegirico è l’opera di un politico che vive in un regime assolutista, più che di un intellettuale protetto dal sovrano. In generale Traiano, a differenza del suo successore Adriano, non è noto per essere stato un protettore della letteratura».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
La statua rodariana di Plinio il Giovane sull’edicola dedicata allo scrittore e politico di età imperiale sulla facciata del Duomo di Como (foto Sergio Baricci)

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