Plinio ecologista in difesa della montagna

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La montagna e gli antichi romani: un rapporto complesso, tutto da scoprire e per farlo è utilissimo un saggio edito da Einaudi, L’impero in quota, che ha vinto il Premio Itas del Libro di Montagna sezione “Vita e storie di montagna 2020”, il Premio Mario Rigoni Stern 2020 e il Premio Leggi Montagna 2020.
L’autrice è Silvia Giorcelli, docente di Storia romana ed Epigrafia latina all’Università di Torino che nella sua vasta e avvincente trattazione sui rapporti tra impero romano e “terre alte” non manca di celebrare il comasco Plinio il Vecchio e la sua enciclopedia del mondo antico, la Naturalis historia in 37 libri come un antesignano del moderno ecologismo riferito alla montagna. E naturalmente come fonte primaria per approfondire molti aspetti del rapporto che si diceva.
«Alcune tra le pagine più interessanti di attenzione per l’ambiente nel mondo romano riguardano proprio le montagne: non esattamente le Alpi ma in generale le montagne dalle quali era possibile ricavare risorse minerarie e metallifere», scrive Silvia Giorcelli.
Che in Plinio sottolinea l’evidenza di una riflessione che oggi chiameremmo ecologista, sul rischio idrogeologico che comporta l’eccessivo sfruttamento della montagna.
Plinio è «l’autore antico che più di tutti si è posto il problema», scrive l’autrice.
«Non sappiamo se sia stato il solo a farlo nel mondo latino, qualche secolo prima di lui gli stessi accenti si ritrovano in Teofrasto, ma rimane il fatto che la sua protesta è vivacissima», commenta parlando del suo saggio einaudiano.
E lo si legge bene nel libro 36 della Naturalis historia.
Scrive Plinio: «Le montagne, la Natura le aveva fatte per sé come una sorta di scheletro che doveva consolidare le viscere della terra e nel contempo frenare l’impeto dei fiumi e frangere i flutti marini, nonché stabilizzare gli elementi più turbolenti con l’aiuto della loro solidissima materia. Noi invece tagliamo a pezzi e trasciniamo via, senza nessun altro scopo che i nostri piaceri, montagne che un tempo furono oggetto di meraviglia anche solo valicare. I nostri avi considerarono quasi un prodigio che le Alpi fossero state attraversate da Annibale, e più tardi dai Cimbri – ora questi stessi monti vengono fatti a pezzi per ricavarne marmi delle specie più varie. I promontori vengono spaccati per lasciar passare il mare, e la natura è ridotta a un piano livellato». Come sottolinea Silvia Giorcelli, «Plinio, innanzitutto, metteva in collegamento disboscamento e dilavamento del suolo – sottolinea la studiosa torinese – prima di lui, Platone aveva descritto le condizioni ambientali dell’Attica, penisola prevalentemente montuosa un tempo ricca di foreste e diventata in seguito brulla e priva di alberi di alto fusto, ma senza riflettere sulle possibili cause dell’azione dell’uomo. E anche Seneca, commentando un passo di Teofrasto, non aveva colto la connessione tra l’abbattimento delle foreste del monte Emo (la montagna più alta dei Balcani, 2.376 metri) da parte di una tribù gallica e la comparsa nel loro villaggio di un’ingente quantità d’acqua, quindi la relazione causa/effetto tra disboscamento e inondazioni. Era, viceversa, autentica la preoccupazione di Plinio per i danni irreparabili alla terra prodotti da attività umane sconsiderate, per lo più dettati da avidità e desiderio di lusso. In altri passi della sua opera, Plinio dedica parole generose nei confronti della Terra, madre che accoglie, nutre e abbraccia, alla quale l’uomo torna al pari di tutte le altre creature: ma è soltanto l’uomo a comprometterne l’equilibrio senza pensare alle conseguenze».
Un libro, quello di Silvia Giorcelli, che aiuta a capire la come Roma visse il rapporto con le Alpi, luoghi inospitali e sacri ma anche occasione di espansione e di sfruttamento, intese come incubatori di un fecondo sviluppo economico e come laboratori di esperienze di interazione tra culture, terreno dove sperimentare quell’inclusione e quel dialogo tra popolazioni diverse – e che tali sarebbero rimaste – che può essere anche un modello per noi, a tanti secoli di distanza.
L.M.

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