Plinio il Giovane, parla la latinista di Cipro

Statua di Plinio il Giovane sulla facciata del Duomo di Como

Gli studi su Plinio il Giovane, anche in vista del bimillenario della nascita dello zio Plinio il Vecchio (2023) si intensificano.
È appena uscito un libri della studiosa austriaca Margot Neger, Epistolare Narrationen. Studien zur Erzähltechnik des jüngeren Plinius che analizza sul piano narratologico le Epistole del retore e politico comasco.
Plinio dimostra, spiega la studiosa austriaca, di essere un maestro della narrazione.
Il libro arricchisce così l’attenzione per l’opera di Plinio il Giovane già evidenziata in passato dalla riedizione negli Oscar Mondadori di una scelta dall’epistolario dell’autore comasco e del Panegirico a Traiano con testo a fronte a cura di Giulio Vannini e anche dalla recente pubblicazione in inglese della biografia di Plinio il Giovane a cura della Oxford University Press Man of High Empire: The Life of Pliny the Younger che si deve al professor Roy K. Gibson dell’Università di Durham in Inghilterra.
Abbiamo chiesto, ponendo in tedesco le domande a Margot Neger (che ora lavora all’Università di Cipro) via email tramite il suo collega filologo dell’Università di Pavia Stefano Rocchi dell’Università di Pavia, che lavoro ha compiuto Plinio sulle sue lettere per costruirle come narrazione strutturata?
In che senso l’epistolografia è un genere che “assorbe” altri generi?
«Si distinguono diversi tipi di narrazione nella raccolta epistolare pliniana – dice Margot Neger – singole narrazioni, coppie di lettere – come quelle relative all’eruzione del Vesuvio – cicli di epistole distribuite in più libri che costituiscono più episodi narrativi su specifiche tematiche (ad esempio sui dibattimenti processuali o sull’attività poetica di Plinio). Inoltre la stessa collezione nel suo insieme può essere letta come un’autobiografia (fortemente letteraria) di Plinio il Giovane da adulto. L’epistolografia si caratterizza come genere dalla grande flessibilità formale e contenutistica: brevi epistole, quasi degli epigrammi in prosa, si alternano a lettere più lunghe che possono essere interpretate come biografia, storiografia, dialogo, oratoria o paradossografia in forma epistolare».
Questo libro nasce da un corso universitario. La comunità dei filologi e degli storici della letteratura come affronta oggi i testi pliniani? Mi pare di capire che c’è una trasversalità di contatti tra Monaco, Cipro e l’Italia, segnatamente Pavia su questo fronte. Cosa è cambiato rispetto agli studi precedenti?
«Nella ricerca più recente si osserva un crescente interesse per le lettere di Plinio come opera letteraria. Un impulso importante in questo senso lo diede la dissertazione monacense di Matthias Ludolph “Epistolografia e autorappresentazione” (Narr, Tubinga 1997). Invece di leggere le lettere soltanto come documento storico, la ricerca si occupa ora delle tecniche letterarie di Plinio: composizione dei singoli libri, intertestualità, autorappresentazione e pragmatica della comunicazione. Nel panorama della comunità scientifica internazionale anche i colleghi delle Università di Pavia e di Cipro hanno portato di recente un contributo significativo agli studi pliniani».
I due Plinii si prestano a una lettura variegata, come documenti letterari ma anche fonti storiche e geografiche oltre ad avere assunto un ruolo di modellizzazione culturale. Di quali autori era composta, a quello che è dato sapere, la biblioteca a disposizione di un autore come Plinio il Giovane e Plinio il Vecchio?
«La biblioteca dei due Plinii doveva certamente contenere gli autori canonici della letteratura greca e latina, esplicitamente citati o allusivamente evocati da Plinio il Giovane. Sono da ricordare in particolare Omero e Virgilio, Cicerone, Catullo e i poeti augustei, ma anche autori contemporanei come Quintiliano, Tacito, Svetonio e Marziale rientravano nelle letture di Plinio. Le sue lettere sono inoltre un’importante fonte per autori contemporanei poco conosciuti, come ad esempio Caninio Rufo, che possedeva una villa a Como, e Senzio Augurino».
Come l’intertestualità può aiutarci a collocare con maggiore precisione un autore come Plinio nel contesto della letteratura del suo tempo e del sistema di valori che tale letteratura presupponeva?
«L’analisi dei riferimenti intertestuali può aiutare a capire da un lato quali autori venivano letti in una certa epoca, dall’altro come un autore prende posizione nei confronti di predecessori e contemporanei. Cercava ad esempio soltanto di imitare un modello letterario o anche di superarlo o persino di correggerlo e di darne un’interpretazione differente?».
Cosa suggerirebbe ai comaschi eredi della memoria dei Plinii per custodirla coltivarla e onorarla nel modo migliore, oltre alla conoscenza diretta dei testi, almeno di quelli più agevoli per un lettore di oggi?
« Como sarebbe la sede perfetta di una Societas Pliniana, composta da esperti e appassionati, che tramite incontri e manifestazioni a cadenza regolare promuova la conoscenza delle opere dei due Plini presso un pubblico più ampio e lo informi anche degli sviluppi più recenti della ricerca».

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