Cronaca

POCA AUTOREVOLEZZA E TROPPO LASSISMO

di GIORGIO CIVATI

Allarme bullismo e ruolo delle famiglie
Così giovani, eppure troppo spesso così violenti. Con se stessi a volte e più spesso con gli altri: adulti, educatori ma anche coetanei.
Sono i giovani, i nostri ragazzi, che a volte appaiono lontani anni luce da come ce li immaginavamo: bulli, li si chiama, per identificare un atteggiamento sempre più diffuso, anche a Como, che assomiglia alle gang da film che spadroneggiano, incutono timore, spaventano.
Solo che non è un film, è la realtà. Anche la nostra realtà, quella di una

Como all’apparenza tranquilla, e per altri inaspettata, incomprensibile.
La Como che non ci si aspetta è appunto anche quella delle baby gang, delle angherie tra giovani e giovanissimi, della violenza – non sempre fisica, ma pure quella psicologica non è meno pesante – che emerge a volte in classe, magari all’oratorio, spesso per strada.
Giovani e violenti, dunque. Ma certo non solo, perché non è necessario essere fini psicologi per capire che questi atteggiamenti in realtà nascondono insicurezza, che la violenza cela debolezza, che il bullismo riempie altri vuoti. Familiari, sociali, culturali. E allora, se tra gli adolescenti il bullismo aumenta, non può e non deve essere una questione sociale astratta, tanto importante quanto teorica, lontana e fumosa. Intendiamoci, è pur vero che la società ci mette del suo, che questo mondo non è certo il migliore dei mondi quanto a esempi educativi o a senso morale. Ma non dimentichiamo che i giovani che tiranneggiano altri ragazzini, i bulli di periferia o del centro storico, sono anche e soprattutto figli nostri. Messi a vivere in un mondo che magari avrebbe dovuto essere migliore, ma che noi abbiamo loro consegnato così. Insomma, se ci sonio giovani bulli, qualche responsabilità è anche dei padri e delle madri. Loro, i giovani, assorbono in grande quantità stimoli, pensieri, modi di essere e di agire. Se poi il bullismo dilaga, significa evidentemente che hanno assorbito qualcosa di negativo. Anche da noi. Naturalmente, le giustificazioni possono essere mille. I genitori di oggi, adolescenti negli anni ’70, avevano padri e madri per lo più lontani, rigidi, autoritari. Il cambiamento senza però una strada segnata ha portato, oggi, a un esagerato lassismo, a una mancanza di autorevolezza. E poiché ricette non ce ne sono, ai genitori di oggi non resta che continuare a combattere la battaglia dell’educazione e della formazione della personalità di un figlio.
È la battaglia più dura, ma anche quella che più di ogni altra merita il massimo impegno e la massima applicazione.

23 marzo 2010

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