“Il capitale umano”. Polemica a parte «resta un bel film». Iantorno: il regista aiuti il Politeama

altLe impressioni degli spettatori lariani alla prima sugli schermi di Montano
Critiche a parte, è un giudizio complessivamente positivo quello espresso dai comaschi che, giovedì sera, hanno assistito alla prima del nuovo film di Paolo Virzì, Il capitale umano. Le polemiche scatenate nei giorni scorsi dalle dichiarazioni del regista non sono riuscite a guastare la visione agli spettatori che si sono recati al multisala di Montano Lucino. La città di Como, che si era sentita offesa per le parole pronunciate sul «degrado» e lo stato di salute della cultura, appare soltanto

in un paio di scene con gli interni del Teatro Politeama e in alcune immagini di via Garibaldi, addobbata con le luminarie natalizie.
Il noir è ambientato in un luogo freddo, innevato e nebbioso che, sebbene ricordi il territorio brianzolo, è privo di riferimenti a paesi realmente esistenti. Anche la località in cui avviene l’incidente all’inizio della storia, Ornate Brianza, è un nome di fantasia.
Gli spettatori, come detto, hanno apprezzato la trama del regista livornese. «A me è piaciuto molto – commenta Elena Viganò – e mi trovo d’accordo con quanto ha affermato il regista». La spettatrice si riferisce alla dichiarazione «Como, città ricchissima, esprime il degrado della cultura con quel suo unico teatro chiuso» rilasciata da Virzì a Repubblica.
«Non sono di Como ma vivo qui – dice Viganò – Non posso che confermare lo stato di degrado della città e fare mia l’affermazione di una delle protagoniste, Carla Bernaschi, che una volta entrata nel teatro dismesso dice: “È molto triste”». A vedere il film anche Rosangela e Antonio Pontiggia, il quale si dice estraneo alle polemiche che hanno anticipato l’uscita del lavoro di Paolo Virzì. «Nel film non c’è la tragedia brianzola di cui si è tanto discusso, e la battuta “Non c’è un teatro aperto in tutta la provincia”, pronunciata dall’attrice Valeria Bruni Tedeschi, è stata strumentalizzata politicamente».
Anche la moglie Rosangela condivide il giudizio del film, definendolo un «buon giallo, da vedere».
In sala a Montano anche Bettina Pontiggia, costumista di Virzì. La professionista non può che esprimere un giudizio positivo sul progetto cinematografico al quale ha partecipato, ma vuole anche difendere il regista.
«Ha voluto mettere in scena un ambiente metaforico e i luoghi in cui sono state girate le scene sono difficilmente riconoscibili. È ora che cessino le polemiche sterili, le critiche al film devono essere costruttive. A un regista – aggiunge – si deve parlare di arte». In un altro cinema, ma a vedere lo stesso film, è andato l’altra sera anche l’assessore al Patrimonio del Comune di Como, Marcello Iantorno, che in una nota ha definito il film ambientato nel nostro territorio «un’occasione per tenere viva l’attenzione della città sulla necessità del recupero del Teatro Politeama».
L’assessore comasco auspica che «il regista, formalmente invitato, vorrà darci un aiuto venendo a parlare qui a Como».

Giorgia Amarotti

Nella foto:
Nel film di Virzì, la città di Como – che si era sentita offesa per le parole pronunciate sul «degrado» e lo stato di salute della cultura – appare soltanto in un paio di scene con gli interni del Teatro Politeama e in alcune immagini di via Garibaldi, addobbata con le luminarie natalizie

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