«Il Politecnico ha illustrato le sue esigenze. Ora tocca al territorio comasco rispondere»
Territorio

«Il Politecnico ha illustrato le sue esigenze. Ora tocca al territorio comasco rispondere»

Il presidente della Fondazione Volta interviene sul futuro del polo lariano

(m.d.) «Il Politecnico ha parlato in maniera chiara, ora tocca alle istituzioni e agli attori economici del territorio comasco rispondere». Mauro Frangi, presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Alessandro Volta, interviene sul futuro del polo comasco del Politecnico dopo l’ultimatum lanciato dal sindaco Mario Landriscina.

«Il Politecnico ci dica quali piani ha per il futuro. Se non ha più interesse a restare, è giusto che il Comune punti sull’Insubria», ha dichiarato nei giorni scorsi il primo cittadino del capoluogo. «Il Politecnico ci ha detto chiaramente che cosa intende fare nel futuro, lo ha spiegato nei diversi incontri che abbiamo organizzato come Fondazione Volta, l’ultimo a fine luglio con la nuova amministrazione», ha dichiarato ieri sera Frangi al tg di Espansione tv. «Il rettore Ferruccio Resta ha spiegato che per il Politecnico di Milano i poli territoriali hanno senso solo in due condizioni: laddove si sono realizzati investimenti strutturali di lungo periodo, cioè un campus universitario, come avvenuto per esempio a Lecco, o dove si è in grado di realizzare una proposta formativa e un’offerta didattica di assoluta eccellenza internazionale, capace di attrarre studenti e docenti di qualità dall’Europa e dal mondo, con una forte interazione con il territorio». Il polo lariano dell’ateneo milanese avrà dunque un futuro se si riuscirà ad avviare questo tipo di percorso nel medio periodo. «Resta ci ha detto chiaramente che serve un orizzonte di 5-10 anni, il tempo necessario per mettere in campo una proposta di eccellenza riconoscibile a livello internazionale ha aggiunto il presidente della Fondazione Volta.

Una proposta che richiede investimenti importanti da parte delle istituzioni e degli attori economici del territorio». Tocca allora a questi ultimi «dire se c’è interesse per questo progetto, se ci sono le risorse finanziarie da investire, se lo si considera un investimento prioritario. Se si vuole procedere in questa direzione, Como deve mettere in campo le risorse necessarie e collaborare alla realizzazione di un progetto che, se attuato qui e non a Milano, deve avere anche un forte legame con le strategie di sviluppo del territorio». E sull’accantonamento del progetto di un campus universitario nell’area del San Martino, atteso da anni ma mai realizzato, Frangi ha affermato che «resta il rammarico per un’occasione persa, che ha senz’altro inciso sul raffreddamento dei rapporti del Politecnico con la nostra città»

25 Set 2017

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Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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