Politiche, ecco come si vota con il Rosatellum
Cronaca, Politica

Politiche, ecco come si vota con il Rosatellum

Vietato il consenso disgiunto per Camera e Senato, ma non per la Regione, dove ci sono anche le preferenze (al massimo 2, un uomo e una donna)

Dopo il Mattarellum venne il Porcellum. E subito dopo il Rosatellum. La grottesca e maccheronica abitudine tutta italiana di latinizzare (si fa per dire) il nome proprio delle leggi elettorali nasconde, forse in modo inconscio, la vergogna del legislatore verso il cittadino. Il quale viene messo di fronte a un nuovo sistema di voto diverso dal precedente e altrettanto machiavellico.

Il latinorum nasconde le magagne. O tenta di farlo, come insegna la storia dell’avvocato Azzecagarbugli. Il Rosatellum non può fare eccezione.

Certo è che l’elettore, prima di votare, dovrebbe conoscere quantomeno i meccanismi che regolano non soltanto il sistema di voto (misto maggioritario-proporzionale) ma anche l’assegnazione dei seggi.

Anche perché le due cose sono collegate. Con la nuova legge vengono infatti eletti 232 deputati e 116 senatori in modo diretto, nei collegi uninominali. E 386 deputati e 193 senatori con il sistema proporzionale a liste bloccate, con ripartizione dei collegi su base nazionale (per la Camera) e regionale (per il Senato). Altri 12 deputati e 6 senatori sono invece eletti nelle circoscrizioni estere con un voto proporzionale e con le preferenze.

Può sembrare un’assurdità – e probabilmente lo è – ma i cittadini italiani eleggono il loro Parlamento in tre modi diversi. E con un suffragio tuttora non universale. Molti dimenticano che soltanto dopo aver compiuto 25 anni è possibile votare per il Senato. Il risultato è paradossale: due assemblee con gli stessi identici poteri, ma con una base elettorale differente.

Il voto per le politiche

Le schede rosa per l'elezione della Camera dei deputati © A.Nassa | Le schede rosa per l’elezione della Camera dei deputati

In ogni caso, chi oggi va in cabina si troverà tra le mani tre schede. Una gialla  per il Senato, una rosa per la Camera e una verde per la Regione.

I modelli delle schede delle elezioni politiche sono identici: recano il nome del candidato nel collegio uninominale e, per il collegio plurinominale, il simbolo di ciascuna lista o coalizione di liste collegate al candidato stesso.

Accanto ai simboli delle liste sono stampati nomi e cognomi dei candidati nel collegio plurinominale.

Il modo più semplice e sicuro di votare è tracciare un segno sul simbolo del partito prescelto. Il voto così espresso vale anche per il candidato nel collegio uninominale collegato alla lista preferita.

Si può pure scegliere soltanto il nome del candidato del collegio uninominale. In questo caso il voto è valido per la lista collegata (ma in caso di coalizione il voto è ripartito in proporzione tra tutte le liste). Non si può votare in modo disgiunto, cioè indicare un candidato dell’uninominale e una lista non collegata.

Il voto per le regionali

La scheda verde per le elezioni regionali

© A.Nassa | La scheda verde per le elezioni regionaliIl sistema di voto per le regionali è anch’esso misto.

Il presidente della Lombardia viene infatti eletto con un maggioritario a un turno (diventa governatore il candidato più votato), mentre il consiglio è eletto con un proporzionale a liste non bloccate su base circoscrizionale provinciale. Previsto anche un premio di maggioranza che garantisce alla coalizione vincente almeno il 55% dei seggi.

Sulla scheda verde il cittadino può tracciare un segno sul simbolo del partito o sul nome del candidato governatore.

In questo caso è ammesso il voto disgiunto e si può quindi dare la preferenza a un candidato presidente e a una lista non collegata.

L’elettore può anche assegnare una o due preferenze ai candidati al consiglio regionale. Nel secondo caso, però, le preferenze dovranno essere diverse per genere, dovranno cioè essere date a un uomo e a una donna.

3 marzo 2018

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Paolo

Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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