«Politici, non difendete le scuole indifendibili»

La rivoluzione imminente
Appello del provveditore in vista del taglio delle micro-sedi lariane
Addio alle micro-scuole delle valli e delle montagne comasche: dall’anno prossimo solo grandi istituti con almeno mille studenti, dove i ragazzi entrano in prima elementare ed escono dopo la terza media. Un solo preside, un solo collegio docenti ogni due o tre paesini. Il provveditorato agli Studi di Como sta lavorando con la Provincia per riorganizzare completamente le scuole, specialmente nei comuni più piccoli. L’idea, oltre che dalla necessità di accorpare scuole troppo piccole, nasce anche dalla carenza di presidi: nel 2011 Como ne ha 24 “part-time”, titolari in un istituto e reggenti in un altro.
Spesso le due scuole sono molto distanti l’una dall’altra, e i presidi – che non hanno più nemmeno diritto al rimborso della benzina – devono “rimbalzare” tra le due sedi. A breve arriverà un’infornata di nuovi dirigenti scolastici, ma il provveditore agli Studi Claudio Merletti ha già detto che le nuove nomine non copriranno le 24 aree ora coperte part-time della provincia.
«Manca oltre il 30% dei dirigenti e il nuovo concorso ne coprirà solo una parte. Perciò – ha sostenuto ieri Merletti all’auditorium dell’istituto comprensivo di Tavernerio – dobbiamo abbassare il numero delle reggenze. Stiamo concordando con la Provincia un riassetto complessivo delle scuole nelle zone montane: la nostra idea è formare istituti grandi e “verticali”, ossia con i diversi gradi di istruzione. Penso a scuole con almeno 1.000, 1.200 studenti. Con Villa Saporiti abbiamo già scritto qualche ipotesi, poi dovremo confrontarci con i Comuni. L’obiettivo è partire col nuovo assetto già nel prossimo anno scolastico 2012-2013».
Al tavolo, insieme con Merletti, oltre ai sindaci di Tavernerio (Rossella Radice) e Albese con Cassano (Alberto Gaffuri), al presidente dell’istituto Villa Maria (Gaetana Mariani) e al dirigente della scuola (Domenico Foderaro), sedeva anche la deputata leghista Erica Rivolta. La Lega, com’è noto, difende a spada tratta i piccoli comuni, la loro identità e la loro autonomia. Quando Merletti ha presentato la rivoluzione delle scuole, la Rivolta ha precisato di «comprendere le necessità del provveditore», chiedendo però ulteriori garanzie.
«Garantisco la trasparenza dell’operazione – ha replicato Merletti – ma certe operazioni servono proprio per salvare la scuola».
Pochi minuti prima, il provveditore aveva “avvisato” i politici in odore di campagna elettorale: «A maggio dell’anno prossimo evitate di vendere fumo colorato agli elettori. Non difendete le scuole indifendibili», magari perché del paese di provenienza del candidato.
A Como, intanto, la scuola parte con un nuovo taglio di insegnanti, presidi e personale Ata (bidelli, tecnici di laboratorio, impiegati): 231 posti di lavoro in meno. Un nuovo colpo di spugna, il terzo in tre anni, che cancella dall’istruzione lariana 146 addetti Ata (acronimo di ausiliari, tecnici e amministrativi), 80 professori e 5 presidi. In compenso, però, aumenta ancora il numero degli alunni, che passa da 66.557 a 67.016 (+459).
«Dobbiamo ottenere risultati migliori con risorse minori, non giriamoci attorno – ha commentato Merletti – a Como siamo nelle condizioni di potercela fare. È una sfida che vinceremo. Le scuole devono diventare vetrine completamente trasparenti: risultati pubblici, costi pubblici».

Andrea Bambace

Nella foto:
Un momento della giornata inaugurale dell’anno scolastico. Al centro è il provveditore agli Studi Claudio Merletti (Fkd)

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