Reportage

Ponte Chiasso sempre più sotto assedio. Traffico e smog a due passi dall’Eden

Viaggio nei quartieri – I cittadini chiedono più interventi per il decoro urbano e la sicurezza
Aree dismesse, poco verde e scarsi negozi: qui l’emergenza è quotidiana
La dogana è a pochi metri. Una barriera, non solo fisica, tra Italia e Svizzera. Oltre il confine, l’ordine e la pulizia elvetica richiamano come sirene tentatrici. Il confronto tra la situazione di Ponte Chiasso, periferia estrema di Como, e la realtà rossocrociata può apparire in certi momenti insostenibile. Anche se chi lavora o vive in questa zona della città ha le idee chiare su cosa andrebbe fatto per veder rinascere il quartiere.
L’elenco è lungo. Dal traffico ininterrotto, soprattutto
in ore di punta, dei frontalieri diretti nella Confederazione allo smog e all’inquinamento acustico insopportabili. Mancano le aree verdi e le poche esistenti non sono curate a dovere. Una segnaletica “fantasma” – mangiata dal tempo – causa spesso situazioni di pericolo. E l’assenza di piccoli negozi completa il ritratto di una zona che cerca faticosamente di resistere. Non sempre sicura, soprattutto di sera. Un’altra criticità è via Baragiola che scorre sotto il cavalcavia dell’autostrada, spesso trasformata in discarica abusiva. Negli ultimi anni sono sorti nuovi condomini ma, come accade già in altri punti della città, sono numerosi gli appartamenti sfitti. E proprio di fronte al piazzale della chiesa, una palizzata scura delimita l’area ex Lechler, che sfocia poi nella ex Albarelli, zone un tempo industriali, oggi in gran parte dismesse e abbandonate. Un gigante che da anni occupa una vastissima porzione del quartiere. E sempre qui, a ridosso di un cancello arrugginito dell’ex azienda di trasporto, gli immigrati clandestini tentano di scavalcare nottetempo la sottile rete metallica che divide Italia e Svizzera.
L’elezione del nuovo sindaco Mario Lucini ha però infuso nei residenti e nei commercianti nuovo slancio. «Ci vogliamo fidare di questo nuovo sindaco – esordisce Graziano Mandaglio – Bisogna però che si inizi quanto prima a intervenire. Punto di partenza la dogana e il traffico incessante che attraversa questo quartiere con tutte le inevitabili conseguenze negative. Capisco le difficoltà di intervento ma andrebbe in qualche modo regolamentato o deviato. È una convivenza a volte insostenibile. Per non parlare della scarsa manutenzione del verde. Perché non aumentare il budget destinato ai giardini?».
Guardandosi intorno ci si accorge anche di un altro particolare curioso che una signora, nata e residente da sempre a Ponte Chiasso, sottolinea.
«Vedete il parcheggio dietro la chiesa? E gli spazi per lasciare l’auto che si trovano tutto intorno? Noterete come siano parcheggiate in prevalenza macchine targate Svizzera. In molti usano Ponte Chiasso come un’area di sosta – spiega Rosaria Luca – tanto sanno che qui da noi non si fa nulla e i controlli non sono severi. Io stessa, ad esempio, da mesi vedo una persona lasciare l’auto qui e poi andare oltreconfine. E non è la sola. Inoltre le aiuole sono rovinate e le rotonde divelte. Manca la più elementare manutenzione ordinaria. Per non parlare dei rifiuti abbandonati ai lati della campana del vetro e dei Tir che stazionano nei pressi della dogana commerciale».
Necessario anche «creare dei parcheggi facilmente utilizzabili dai clienti dei pochi negozi che ancora resistono – dice Luca Settembrini nel suo bar a ridosso della frontiera – altrimenti si chiude. Bisogna poter disporre di posti auto. Non necessariamente gratis ma almeno comodi da utilizzare. Qui fuori invece scorre la corsia preferenziale dei bus e i posti sono veramente limitati».
I timori di veder trasformare Ponte Chiasso in un dormitorio sono reali.
«Io sono qui da 29 anni – racconta Flavio Cappelletti, proprietario di un alimentari – Un tempo c’erano tanti negozi. Ora siamo rimasti in pochissimi e se non cambia qualcosa non si potrà che peggiorare».
Bisogna dunque ipotizzare un quartiere «più a misura d’uomo e non considerarlo solo come un’ampia strada di collegamento con la Svizzera», aggiunge Laura Filippi. «Perché non partire dall’area ex Lechler? Una zona che potrebbe offrire molte possibilità di impiego», conclude Stefano Rescaldini.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il quartiere di Ponte Chiasso è la punta estrema del territorio del Comune di Como verso Nord (fotoservizio Fkd)
29 maggio 2012

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