Ponti lunghi, alunni a casa Più servizi per le famiglie

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di Adria Bartolich

Il lungo ponte di questi giorni, da Pasqua al 1° maggio, che in alcune scuole è diventata un’interruzione dell’attività didattica di quasi quindici giorni, pare abbia  messo in crisi le famiglie. Troppo lungo e soprattutto non coincidente con la possibilità di rimanere a casa dei genitori qualora lavorassero entrambi e fossero senza nonni a disposizione per accudire soprattutto i bimbi più  piccoli.

Inutile negarlo, la scuola non è solo un luogo di istruzione ed educazione ma anche di sorveglianza e accudimento, soprattutto quella che dell’obbligo.

Migliaia di minorenni, su tutto il territorio nazionale, in coincidenza con ponti e feste rischiano di rimanere a casa senza che nessuno possa occuparsi di loro.

Non ci sono più le case a corte dove un bambino  andava in cortile  e l’intera  comunità lo teneva sott’occhio,  ma soprattutto sono sempre meno le donne che stanno a casa rinunciando a un salario necessario per la famiglia  e  alla propria autorealizzazione oltre  al ruolo di moglie e madre. Il lavoro è una necessità anche per loro.

In altre parole il mondo è cambiato , qualche volta le istituzioni dello Stato faticano a capirlo tempestivamente.

Com’è ovvio, la scuola non ha il compito né di sostituirsi alle famiglie, anche se qualche volta le tocca, né di conformarsi a esigenze che non sono di carattere culturale o educativo.

In altre parole non può funzionare come se fosse una grande baby sitter pena lo snaturamento della sua funzione; allo stesso modo,  anche nell’organizzazione interna, sarebbe un rischio considerare come prioritarie le esigenze del personale, rispetto a quelle dei ragazzi. È ovvio però che un lavoratore in condizioni positive lavora anche meglio.

Com’è noto, i calendari scolastici, oltre a un quadro generale definito dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), vengono predisposti dalle Regioni sulla base di valutazioni legate alle condizioni specifiche (legate al clima o altro) prima dell’inizio dell’anno scolastico, mentre le decisioni più di dettaglio  (ad esempio, come collocare i ponti) sono delle singole scuole e  vengono  assunte dal Consiglio d’istituto dove è presente anche la componente dei genitori.

Non si può  trascurare la preoccupazione delle famiglie che non sanno  dove lasciare i loro figli  per periodi così lunghi. Il problema sarebbe però superabile se ci fosse un maggiore coordinamento prima tra gli istituti delle varie zone per definire le chiusure,  e poi con  gli enti locali del territorio, proprietari degli spazi, con l’obiettivo di predisporre un servizio di sorveglianza con educatori  o volontari con una formazione specifica.

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