Le donne presenti in consiglio alzano il tiro e rivendicano una maggiore rappresentativitàCinque schede bianche, un voto disperso (a favore di Enrico Lironi). Il dissenso sulla candidatura unica di Ambrogio Taborelli è condensato in questi numeri. Sicuramente contenuti, ma comunque significativi. L’ex presidente di Confindustria Como, da ieri alla guida della Camera di Commercio, è riuscito a ricomporre attorno al suo nome il composito mondo della produzione. Ma non ha convinto alcune componenti minori. Preoccupate da un possibile effetto “schiacciamento” causato dalla immaginabile
preponderanza delle storiche associazioni di categoria.In realtà, almeno secondo Gloria Paolini – segretario confederale della Cisl dei Laghi eletta in via Parini in rappresentanza del sindacato – il voto di ieri è una sorta di tregua. «Sono sorpresa quando sento parlare di armonia – ha detto Paolini – misureremo tutto questo all’atto pratico quando voteremo la giunta». Lo scontro vero, insomma, sarebbe soltanto rimandato. E non riguarderebbe i programmi, bensì – come sempre accade – le posizioni.Il dibattito seguito alla presentazione di Taborelli ha seguito, ieri, un andamento scontato. L’appoggio degli ormai ex avversari di Confartigianato e di Confcommercio era frutto dell’accordo siglato venerdì scorso. Meno atteso, invece, il duro intervento di Giovanni Pontiggia, eletto nel consiglio camerale in rappresentanza della Compagnia delle Opere e presidente pro tempore della prima assemblea in qualità di consigliere anziano.Pontiggia non ha usato mezzi termini per denunciare un eventuale patto ad excludendum dei “piccoli”. «La logica dei posti di categoria è sbagliata. C’è un accordo siglato da tutti al momento della modifica dello Statuto che prevede la presenza nella giunta di 4 rappresentanti dei settori storici e di due rappresentanti delle categorie minori», ha detto. Rincarando subito dopo la dose pure sul terreno della rappresentanza di genere. «Non basta la presenza di una donna in giunta, ne servono almeno due».Il presidente della Bcc di Alzate ha poi chiesto «l’eliminazione dei compensi degli amministratori» e ha sollecitato la formale definizione «dell’incompatibilità tra l’incarico nell’esecutivo camerale e l’incarico nei consigli di amministrazione delle società partecipate, la più importante delle quali, Sviluppo Como, è «al 48% del sistema bancario». A buon intenditore non servono troppe parole.
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