Pontiggia: «È l’arte più povera e insieme la più aristocratica»

(l.m.) Oggi al liceo artistico “Melotti” di Cantù sarà ospite, alle 10, il noto poeta Giancarlo Pontiggia, per un  incontro  con gli studenti dal titolo “Come nasce la poesia”. Scrittore, traduttore e critico nato a Seregno nel 1952, Pontiggia è una delle voci più autorevoli della sua generazione.
«La scuola è rimasta l’unica istituzione in cui la poesia è ancora un’esperienza significativa – dice – e in cui la centralità della parola non è stata messa in discussione. È dunque uno spazio in cui la poesia, che è innanzi tutto un esercizio di

sensibilità e di passione, può essere coltivata nei suoi tempi giusti, senza l’ansia e la fretta che pervade la nostra epoca».
C’è un metodo per avvicinare alla poesia i giovani?
«In ogni autentico processo culturale e pedagogico, non si danno metodi, pena la trasformazione degli studi in un sapere tecnico, arido, e perciò antiumanistico. La parola della poesia non è un sapere, ma un’esperienza di ascolto e di meditazione, che esige dei fondamenti – come ogni disciplina che si rispetti – ma soprattutto una disposizione a cogliere le verità profonde dell’uomo e della vita. E questo è ciò che spetta agli insegnanti».
E il  pubblico della poesia come è cambiato negli ultimi anni?
«La poesia è antimoderna, perché mette in moto qualcosa che è contrario allo spirito dei nostri tempi, dominati da individualismo, pragmatismo e approssimazione. La poesia è anzitutto forma, disciplina severa di mente e  spirito. Chiede silenzio, fa sentire la potenza inaudita del mondo. È l’arte più povera che esista, e insieme la più aristocratica: è di tutti, e insieme di nessuno, e detesta in generale un’esposizione mediatica eccessiva. Ecco perché chi si accosta ad essa con umiltà e fervore sente di ricevere molto  più di quello che pensava; e insieme perché sono così pochi a comprenderne il reale valore espressivo ed umano».

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