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Porlezza, lettera online della preside: «Basta odio. Non siamo in un talk show»

Adulti come bambini. O forse peggio. Incapaci di discutere serenamente e litigiosi ai limiti della calunnia. In un contesto in cui dovrebbe prevalere la condivisione delle scelte e non «odio e inimicizia» personali.È destinata a far discutere, e molto, la lettera che la preside dell’istituto comprensivo di Porlezza Simona Convenga ha indirizzato alla presidente del consiglio d’istituto Katia Parravicini (nella sua veste istituzionale) e pubblicato sul sito Internet della scuola. L’antefatto senza il quale sarebbe impossibile comprendere quanto accaduto è semplice: la progressiva trasformazione delle riunioni del consiglio d’istituto in un ring sul quale più che le idee sulla didattica e sull’organizzazione interna volano quasi soltanto gli stracci.«Le chiedo di vigilare con i mezzi che riterrà più opportuni sulla correttezza dei comportamenti durante le sedute (che rammento sono pubbliche) affinché atteggiamenti oltraggiosi non siano più attuati e affinché ci sia trasparenza nei lavori preparatori con presentazione di documenti leggibili e condivisibili per tutti e non riprovevoli “pizzini” che passano di mano in mano impedendo a chiunque di partecipare all’elaborazione di un pensiero condiviso – scrive la preside, la quale insiste affinché – quelle che sono considerate prodezze di polemica e disimpegno dai loro stessi autori, non siano più salutate con un infantile “dammi un cinque” appena fuori dalla seduta».Raggiunta al telefono, la dirigente scolastica parla di «un appello accorato, quasi disperato, a fare emergere la parte buona che nella scuola c’è e a limitare gli aspetti più deteriori di una società non più liquida ma liquefatta».La scelta di mettere online la lettera è precisa e voluta. «Una nota riservata non avrebbe avuto forse alcuna efficacia, ho deciso di usare il canale del sito perché volevo che di questo si discutesse. Temo che alcuni non abbiano colto l’importanza del ruolo che hanno scelto di ricoprire candidandosi, non abbiano chiaro cioè il legame tra il proprio agire e la responsabilità che ne deriva».In parole molto più semplici, Simona Convenga chiede – anzi pretende – che le sedute del consiglio d’istituto, peraltro pubbliche, siano condotte con garbo e cortesia istituzionale. «Non è il salotto di casa, né un talk show in cui nessuno si riesce a calmare e deve necessariamente sopraffare l’interlocutore. Il diritto di esprimersi deve confinare con l’educazione e con il rispetto degli altri. L’elemento spettacolare sta diventando prevalente, è questo è intollerabile. Così come il volume della voce, le parole inopportune, le valutazioni di natura personale».Di qui ciò che la dirigente definisce «il mio accorato appello: ascoltare, riflettere, assumere su di sé una nuova presa d’impegno perché la scuola non sia terreno di scontro ma di dialogo».L’istituto comprensivo di Porlezza è una maxi-scuola, è frequentato da 1.890 alunni e abbraccia un territorio molto ampio. «I problemi ovviamente ci sono e numerosi, ma i casus belli di questi scontri nel consiglio d’istituto sono molto spesso banali. Cerini dentro un bidone di benzina che diventano deflagranti. È ora di dire basta».

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