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Porro (Unindustria): «Manca una politica industriale»

Il presidente: «Incertezze determinate dalle scelte di chi governa»Unindustria Como si prepara a voltare pagina. Il consiglio generale di via Raimondi, lunedì, ha deciso di candidare alla presidenza per il quadriennio 2019-2023 Aram Manoukian, numero uno di Lechler spa. Manoukian succederà a maggio a Fabio Porro. «La mia è stata un’esperienza tremendamente impegnativa ma che mi ha arricchito molto – dice lo stesso Porro al Corriere di Como – se tornassi indietro lo rifarei».L’industriale di Cucciago spiega che l’incarico associativo funziona perché «per statuto si può ricoprire una volta sola nella vita. In questo modo per 4 anni si dà tutta la propria energia e dopo non si corre il rischio dell’abitudine».Un solo mandato, quindi, al quale Porro è arrivato dopo aver ricoperto per 8 anni l’incarico di vicepresidente. «È stata una fortuna perché mi ha aiutato a conoscere l’associazione».Porro lascia in una situazione difficile per le imprese comasche e lombarde. «Mi chiedo sempre come facciano le nostre industrie a essere competitive pagando l’energia il 30% in più della Germania, la manodopera il 20% in più e sopportando una burocrazia assurda».Oltre a questi mali antichi e mai risolti, il presidente di Unindustria sottolinea poi le «incertezze determinate dalle scelte di chi governa e da questa classe politica che appare inadeguata. Pensiamo a ciò che è accaduto con la Francia, il secondo mercato per il nostro export. È stato abbastanza sciocco litigare con Parigi, la dimostrazione di una impreparazione totale. Vero è che sono lì perché gli italiani li hanno votati, ma questo non giustifica certi errori così gravi». La Lombardia, aggiunge Porro, «rimane la regione in Italia con le migliori performance industriali. Purtroppo, al suo interno, Como non ha mai occupato i primi posti. Per una concomitanza di fattori, a partire dalla difficoltà di sfruttare appieno le nostre risorse umane a causa della vicinanza con il mercato del lavoro svizzero».

La preoccupazione più grande del presidente di Unindustria Como resta sempre il «fardello del debito su figli e nipoti. In italia oggi non c’è una politica industriale, e questo è un elemento grave. Il governo ha fatto una manovra che crea debito, lo stesso reddito di cittadinanza temo che finirà per aiutare chi non ha realmente bisogno. Un Paese manifatturiero deve incentivare la creazione di lavoro: è questo l’elemento chiave, non aiutare chi resta a casa a fare nulla».

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