Porto d’armi per 9mila comaschi. In gran parte sono cacciatori e sportivi

Forze dell’ordine escluse, sono 9mila i comaschi che possono circolare armati. Tante sono infatti le licenze di porto d’armi autorizzate dalla Questura e dalla Prefettura in provincia di Como.
Un dato, come detto, che non comprende agenti e militari ma che include cacciatori e appassionati di tiro sportivo. A queste due categorie di cittadini appartiene anzi la stragrande maggioranza dei permessi rilasciati dalle autorità di polizia.
Le autorizzazioni a portare con sè, impugnare o imbracciare un’arma da fuoco, fucile o pistola che sia, è un tema tornato tristemente alla ribalta dopo la strage avvenuta al Tribunale di Milano il 9 aprile scorso, quando l’imprenditore Claudio Giardiello è entrato armato nel palazzo di giustizia del capoluogo lombardo e ha ucciso a colpi di pistola tre persone, un giudice, un avvocato e un ex socio d’affari.
«Quello che è accaduto al Tribunale di Milano chiama tutti noi a un impegno maggiore contro la proliferazione delle armi», aveva detto nelle ore successive il premier Matteo Renzi.
È difficile calcolare quante siano le armi in circolazione in provincia di Como, ma si può invece sapere – attraverso le forze dell’ordine – quante siano le persone, sul territorio provinciale, titolate a circolare e maneggiare un’arma da fuoco.
Sono quasi 9mila, come detto, per l’esattezza 8.890, le licenze di porto d’armi rilasciate in provincia di Como. Su un numero complessivo di abitanti pari a circa 600mila persone, rappresentano l’1,5% della popolazione lariana.
I permessi per la caccia sono 4.303, mentre quelli per il tiro sportivo sono 4.488. Sono invece 99 le licenze rilasciate per difesa personale, ovvero per portare con sè un’arma cosiddetta corta, cioè una pistola. In questa categoria rientrano le persone che svolgono un lavoro per il quale possono subire attacchi o aggressioni, come per esempio i gioiellieri.
Queste richieste – peraltro negli ultimi mesi ne sono state respinte diverse – vengono vagliate dalla Questura e rilasciate dalla Prefettura. Chi ne fa richiesta deve dimostrare non solo una ragione valida e motivata per portare con sè un’arma, ma anche la propria idoneità dal punto di vista psicologico.
I permessi concessi per tiro sportivo – che peraltro coinvolgono un buon numero di donne – sembrano molto numerosi, ma bisogna tenere conto di un paio di fattori. Il primo è che, dall’abolizione del servizio di leva, chi vuole andare a caccia deve avere un’abilitazione al maneggio del fucile e, quindi, deve esercitarsi al poligono di tiro.
In secondo luogo, ricorrono al permesso per il tiro sportivo anche gli aspiranti volontari in ferma breve nelle forze armate per i quali l’abilitazione al maneggio di un’arma fornisce un punteggio aggiuntivo per partecipare ai concorsi indetti dal ministero della Difesa.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.