Il post-elezioni. Inizia la resa dei conti nel Partito Democratico

Partito Democratico

La disfatta elettorale del Partito Democratico in Lombardia non ha, ovviamente, risparmiato la provincia di Como. Nell’unico ballottaggio in cui il centrosinistra contendeva al centrodestra la vittoria, il risultato è stato negativo. Ma a pesare, nel complesso, sono state anche le pesantissime batoste rimediate a Erba e Cantù, dove il Pd ha sbagliato candidati e campagna elettorale.
Il clima interno al partito è molto teso. Già ieri alcuni componenti della segreteria hanno chiesto formalmente la convocazione urgente degli organismi dirigenti provinciali senza però avere risposta, almeno per il momento.
La componente più “renziana” dei Pd, quella che fa capo al sindaco di Albese con Cassano Alberto Gaffuri, ha convocato per venerdì prossimo, alle 21, allo Yacht Club di Como, una sorta di mini-Leopolda con un titolo più che significativo: «Il Pd che vorremmo dall’Europa fino a Como. Riprendiamo il cammino».
Formula consolidata – interventi brevi di 5 minuti – e obiettivi da chiarire. Sicuramente, non sarà un lancio di rose e fiori verso chi ha governato il partito in questi mesi. In realtà, il Pd è tuttora in una fase congressuale. Dopo le assise nazionali che hanno riconfermato Renzi alla segreteria, in autunno dovranno essere celebrati i congressi provinciali e regionali.
È lecito quindi immaginare una resa dei conti a breve termine. Il segretario cittadino Stefano Fanetti ha già annunciato le sue dimissioni. Non è difficile immaginare che una richiesta simile venga avanzata nei confronti del segretario provinciale, Angelo Orsenigo. «Sicuramente ci sarà presto un’assemblea provinciale in cui si discuterà della situazione – dice Luca Gaffuri, consigliere regionale e uomo forte del Pd di Como – oltre al dato locale è preoccupante anche il dato nazionale, abbiamo infatti perso dal centrodestra anche in realtà dove non era previsto».
Gaffuri sottolinea la «vicinanza al congresso» e giudica l’iniziativa «partita dall’area renziana» come una «riflessione sul partito che, spero, porti un contributo positivo di idee e di progetti».
Nessuna autocritica, invece, sul mancato accordo a Como con la sinistra e Magatti. «Abbiamo fatto di tutto per cercarla ma non c’era la volontà da parte degli altri. Né all’inizio né al ballottaggio».

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