Posti di lavoro per immigrati: secondo l’accusa erano finti

Il palazzo di giustizia di Como

 

Il palazzo di giustizia di Como Il palazzo di giustizia di Como

Secondo la tesi dell’accusa, avrebbero falsificato assunzioni, buste paga, dichiarazioni di ospitalità e altro, solo per poter favorire «l’illegale permanenza nello Stato di un numero imprecisato di stranieri», già «clandestini o con permessi di soggiorno in scadenza». Nei guai sono così finite nove persone, quasi tutte titolari di imprese che – sempre secondo quanto sostenuto dal pm – favorivano il “giochino”. Tra gli imputati anche un dottore commercialista 47enne residente nella Bassa Comasca che sarebbe stato l’artefice di almeno sei casi. Ma in tutto i raggiri alla normativa sarebbero stati molti di più, tanto che a otto imputati – non il dottore commercialista – viene contestata anche l’associazione per delinquere finalizzata al «favorire l’illegale permanenza nello Stato di un numero non precisato di stranieri». Quelli contati sono però 102. Extracomunitari in arrivo da tutto il mondo – Africa, ma anche India e Cina – che sborsavano anche fino a 2mila euro per essere messi in “regola”. In cinque hanno già scelto di definire la loro posizione con un patteggiamento. Gli altri sono invece finiti in aula in un pubblico dibattimento. L’udienza è stata rinviata al 7 maggio, quando verranno sentiti gli imputati. Tra i casi più curiosi anche quello di un cinese di 57 anni, finito a fare il collaboratore familiare presso una 45enne di Como. Rapporto di lavoro che in realtà, secondo gli inquirenti, era insussistente. I reati sarebbero avvenuti tra il giugno del 2010 e il febbraio del 2012. Indagini della squadra mobile.

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