Poveri ma belli Dopoguerra natalizio

Si stava meglio quando si stava peggio? La prospettiva spesso trae in inganno, ma come non sorridere osservando queste foto? L’archivio di Enrico Levrini ci racconta questa settimana i piaceri quotidiani dei comaschi di 60 anni fa. Si assapora un’atmosfera diversa anche per quanto riguarda ciò che pomposamente oggi definiamo “cultura materiale”: l’approvvigionamento delle derrate, che non erano affatto quella massa colorata e immensa di oggi, la coda nei negozi (siamo negli anni ’50, l’abitudine alle tessere annonarie si era persa da poco) e, nonostante tutto, la voglia di non sentirsi sconfitti di fronte alle magagne della storia. Guardate lo stupore disarmante di quel bambino in mezzo a una montagna di panettoni made in Lario, ritratto di un’innocenza da proteggere e anche volto di un’epoca in cui tutto era, per forza di cose, più semplice. “Poveri ma belli”, viene da dire citando un film di successo dell’epoca, firmato da Dino Risi. Qui, in queste foto, la voglia di futuro non si è affatto spenta, le macerie della guerra non l’hanno soffocata. Anzi, vi si legge la voglia istintiva di ripartire, di non fermarsi, di sognare comunque un futuro diverso, e il viaggio parte anche da un’occasione di festa come il Natale, che riunisce i sopravvissuti, anche solo per pochi momenti, attorno al calore di un focolare.

Nella foto:
A sinistra, un bambino sul bancone della Pasticceria Lario di Como. Sopra, clienti davanti a un negozio cittadino. In alto, l’albergo Tre Re, nel quartiere Cortesella, e gli addetti della pasticceria Franzi

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