Il prefetto Bruno Corda: «Migranti, serve l’aiuto di tutti i Comuni»

Emergenza migranti, fronte sicurezza, monitoraggio costante del territorio con una sempre più marcata collaborazione tra le varie forze dell’ordine. Sono alcuni dei numerosi temi che hanno caratterizzato ieri mattina la consueta relazione di fine anno del prefetto di Como Bruno Corda, in occasione degli auguri di Natale e della assegnazione delle onorificenze al merito della Repubblica Italiana.

Il tutto si è svolto nella cornice del salone d’onore di Villa Olmo, alla presenza delle massime autorità civili e militari (il sindaco di Como Mario Lucini con parte della giunta – gli assessori Luigi Cavadini, Daniela Gerosa, Marcello Iantorno – e la presidente della Provincia Maria Rita Livio) e del nuovo vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni. L’elenco delle attività della prefettura durante l’anno che volge al termine non poteva non iniziare con un commosso ricordo delle vittime della tragedia di Berlino, che il prefetto Corda ha definito un «atto intimidatorio di estrema gravità».

Il prefetto si è soffermato molto nel suo bilancio annuale sull’emergenza umanitaria legata al fenomeno migranti che ha inciso molto sulle attività di monitoraggio del territorio quest’anno, anche se Corda ha precisato che non ha comportato emorragie nell’organico delle forze dell’ordine (10.623 unità sono intervenute in supporto esterno, specie da Milano).

Un problema complesso, una sfida che riguarda tutti, l’emergenza migranti. Che ha visto a Como tra maggio e novembre 28mila persone (di cui 9mila minori) e 1376 richiedenti asilo, e un centro di accoglienza, quello di via Regina, dove si effettuano in media 30 visite mediche al giorno grazie all’impegno dei volontari coordinati dalle strutture sanitarie locali. Ma sui migranti per Corda «serve l’aiuto di tutti i Comuni – ha rimarcato – Solo 43 dei 154 comuni del Comasco li ospitano, è giusto che ci sia una più equa ripartizione, perchè l’accoglienza è possibile se si mantengono piccoli i numeri dell’impatto. L’anno prossimo ci impegneremo molto per sensibilizzare tutti i comuni lariani su questo tema».

Per quanto concerne la sicurezza sul Lario, anche grazie ad azioni di monitoraggio concertate come il progetto “Occhi sulla città” che ha coinvolto 129 guardie giurate e 50 enti, possiamo ritenerci un territorio più sicuro, anche se la classifica dei furti in casa del “Sole 24 ore” ci vede in zona rossa e specie in passato si è avuto una sorta di «negazionismo», come l’ha indicato il prefetto, che non ci ha fatto comprendere appieno la presenza della malavita organizzata sul Lario. Per fortuna, e per l’impegno delle forze dell’ordine, nel 2016 i delitti sono calati del 10,96%. E le rapine in banca sono calate dell’80%.

Pesante il bilancio delle patenti sospese per guida in stato di ebbrezza: 779 quest’anno, e 62 per guida sotto l’effetto di stupefacenti. Il protocollo che prevede il collegamento con le sale operative di polizia e carabinieri delle telecamere interne delle farmacie presto sarà esteso anche alle tabaccherie, ha aggiunto Corda: è un altro terreno fertile per la malavita a caccia di soldi facili. Si intende poi sollecitare la vigilanza  sul fenomeno delle truffe agli anziani, «odiosissimo reato» per il prefetto, con un opuscolo distribuito tramite studi medici di base e farmacie, chiamati così al ruolo di presidi di primo livello sul territorio per la prevenzione e l’informazione rivolta alla popolazione.

«Il controllo del territorio richiede la collaborazione da parte dei cittadini» ha detto il prefetto Corda. Che ha annunciato un ancor più stringente impegno per coordinare le forze dell’ordine nell’Erbese («Così avremo una massa d’urto maggiore»). Sul ruolo di primo piano dei cittadini ha insistito molto: «Quando entra la paura è difficile farla uscire purtroppo – ha detto tra l’altro ieri a Villa Olmo – Non ci piacerebbe vivere in una città con un poliziotto a ogni angolo di strada, molto meglio una sicurezza partecipata». Il controllo del territorio chiama così a rapporto gli stessi cittadini. «No alle ronde, no alla giustizia “fai da te” – ha detto Corda – ma ben vengano i gruppi WhatsApp, se non rimangono fini a se stessi ma alla fine possono condurre a una segnalazione di casi sospetti alle forze dell’ordine. Una semplice telefonata può avere gran peso. Ma purtroppo non è affatto scontato».

Lorenzo Morandotti

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