Prendiamo esempio dalla Svizzera

La riflessione
di Lorenzo Morandotti

L’antropologo francese di fama mondiale Marc Augé è celebre per aver definito «non luoghi» gli spazi anonimi e stereotipati, tipici della modernità, privi di identità e incapaci di dar vita a relazioni degne di tale nome: ad esempio i centri commerciali e le aerostazioni.
Un “non luogo” simile, con l’aggravante di un degrado che è – non solo in potenza ma purtroppo in atto – brodo di coltura per varie forme di disagio sociale e può scaturire nel crimine, è la Stazione San

Giovanni. Sul “Corriere di Como” ieri Mario Guidotti ha lanciato una proposta sensatissima per questo fiore (più che appassito) all’occhiello, oggi covo di borseggiatori e vagabondi: facciamolo rinvenire con eventi e animazioni all’insegna della cultura e dello sport, a costo zero. Rimboccarsi le maniche nell’interesse collettivo è possibile. Lo si fa, egregiamente, con il centro storico deturpato da strati di graffiti, grazie al solvente e all’olio di gomito dei volontari che lo stendono. Perché non cambiar faccia anche a San Giovanni e trasformarla in punto di riferimento di una città davvero turistica? È un treno da non perdere, e infatti lo ha capito il Comitato Rivarossi, che dopo il successo della mostra di trenini al Broletto vorrebbe insediare proprio in stazione un museo permanente intitolato alla grande azienda di ferromodellismo lariana. Un po’ come avviene con il museo del modellismo aereo a Malpensa. E siccome sognare non costa niente, personalmente ci vedrei bene una mostra sul pittore belga Paul Delvaux, con i suoi treni e le sue stazioni surreali. Ma non occorre andare molto lontano per avere qualche esempio concreto. Nella vicina Chiasso, infatti, non sono mancate iniziative culturali legate allo scalo ferroviario. Lo scrittore Fulvio Tomizza tenne nel 1997 una lezione pubblica sul tema della frontiera proprio a ridosso dei binari e nel “Magazzino 6” della stazione ticinese andò in scena negli anni scorsi il festival di cultura e musica jazz. Come al solito, l’erba del Canton Ticino è sempre più verde.

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