Presidenti lasciati soli al comando. Una tradizione consolidata

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Lo stesso appello di Anna Cremascoli era stato fatto da Polti e Corrado
Un anno fa, sempre nel basket, la Comense chiuse

«Da soli non possiamo andare avanti. L’attuale stagione sarà comunque garantita, ma al termine di questo campionato se non ci saranno nuove forze economiche disposte a darci una mano saremo costretti a chiudere».

Lo ha detto il presidente di Cantù, Anna Cremascoli, mercoledì scorso nella conferenza stampa in cui ha ammesso la difficile situazione economica e in cui ha dato la disponibilità ad accogliere nuovi soci nel club.
C’è un anno di tempo per risolvere la questione, con la speranza che la matassa si sbrogli. E magari la vicenda andrà anche a buon fine. Ma è certo che la storia degli ultimi anni, sul fronte cestistico, non ha portato certo buone notizie.

Gli appelli, insomma, anche in anni non di crisi, sono storicamente rimasti inascoltati. E, senza andare troppo lontani, un anno fa è successo qualcosa che pareva incredibile, con la chiusura della Comense, la squadra di basket femminile che ha vinto più di tutti in Italia e nel mondo.
Gli appelli dei presidenti fanno parte della storia della Pallacanestro Cantù dei tempi recenti. Il primo a dire «da solo non posso più andare avanti» fu l’imprenditore Franco Polti, presidente dal 1995 al 1999. E nel momento in cui decise di mollare non ci pensò due volte a vendere i diritti a Pesaro.
Solo l’arrivo in extremis del commercialista canturino Francesco Corrado bloccò tutto con un blitz che riuscì ad evitare la chiusura della squadra.
Lo stesso Corrado, negli anni, ha sempre specificato che lui si era assunto l’onere di dare linfa vitale al club, ma avrebbe dovuto avere il supporto della città e soprattutto degli imprenditori. Parole che, a parte qualche rara eccezione, sono state sempre accolte con freddezza.
Alla fine, proprio la partnership con il marchio Ngc e la famiglia Cremascoli portò all’accordo con la cessione della maggioranza agli imprenditori milanesi, ma da sempre radicati nel nostro territorio. Ma anche per i Cremascoli, dopo stagioni in cui si sono sobbarcati l’onere di gestire la Pallacanestro Cantù, è arrivato il momento di tirare una linea. Quella della fine della prossima stagione agonistica, appunto.
E, al di là del basket, a voler guardare, anche in altre realtà i massimi dirigenti hanno affermato di essere «rimasti soli» e hanno fatto appelli, quasi sempre mai ascoltati, alle forze economiche.
Nel Como, ad esempio, su questo tasto ha battuto spesso l’ex presidente Antonio Di Bari e anche l’attuale dirigenza, in vista degli impegni della prossima stagione, è comunque alla ricerca di soci disposti a dare una mano. Pure Enrico Preziosi si lamentò per un rapporto con il territorio e i suoi imprenditori non idilliaco.
La storia, insomma, insegna che per chi guida le società non è facile avere nuovi soci. Ma è anche vero che – e questa è la speranza degli appassionati di Cantù – le tradizioni negative possono anche essere ribaltate, come avvenne proprio all’epoca della partnership tra Corrado e la famiglia Cremascoli, con il coinvolgimento di un nuovo appassionato imprenditore.
Quello che ora sperano i Cremascoli per continuare a dare linfa vitale a una delle società più blasonate non solo in Italia, ma anche in Europa.

Massimo Moscardi

Nella foto:
Uno dei momenti più esaltanti nella storia di Cantù, la conquista della Coppa dei Campioni nel 1983

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