Presunte false coop e fallimenti: 57 indagati e 122 capi di accusa

Tribunale di Como, Palazzo di Giustizia

Tra qualche mese, verosimilmente entro la fine dell’anno, il pubblico ministero Pasquale Addesso passerà a lavorare per la Procura di Milano. A Como, in questi anni, ha portato avanti inchieste delicate e complicate come quella sulle paratie del lungolago e quella sulle tangenti all’Agenzia delle Entrate. Prima di lasciare il palazzo di giustizia di Como, tuttavia, rimangono fascicoli già ben avviati da chiudere. Oggi, uno di questi – quello relativo alle presunte finte cooperative e al fallimento del noto ristorante “Pane e Tulipani”- che aveva finito con il toccare anche i bandi per la gestione dei lidi cittadini – ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari a ben 57 indagati, compresi commercialisti, professionisti, imprenditori e avvocati noti della città.
Sono 122 i capi di imputazione messi nero su bianco, con parti lese individuate nei diversi fallimenti ma anche nell’Agenzia delle Entrate e nel Comune di Como nella persona del sindaco.
L’indagine denominata “Nuovo Mondo”, era partita dallo sviluppo investigativo di quella del 2016 che aveva riguardato reati tributari posti in essere nell’ambito della gestione delle cooperative. Nei mesi scorsi erano state 34 le persone colpite da una ordinanza di custodia cautelare per reati di vario titolo, molti dei quali legati a presunte finte cooperative create solo con l’intenzione di produrre fatture fittizie per poi scomparire nel giro di un paio di anni. Ed anche nell’avviso della conclusione delle indagini notificato ieri, la gran parte dei capi di imputazione riguardano questi reati e il presunto sistema illecito creato dal commercialista Massimiliano Ficarra e dall’ex funzionario di banca Cesare Giovanni Pravisano (che tra l’altro in ottobre compariranno in aula in Abbreviato per rispondere della prima parte di queste accuse). L’atto notificato in queste ore racchiude tutte le altre ipotesi di reato e ha finito con il coinvolgere altri nomi noti. Tra questi l’ex politico Gian Andrea Gandola (63 anni di Como) cui vengono contestati tre capi di imputazione (in concorso con Ficarra) relativi a fatture per operazioni ritenute inesistenti, e Lorenzo Frati, 61 anni, già presidente del CdA di “Just Hotel” srl con sede a Lomazzo, accusato di sovrafatturazioni per il periodo che va dal 2015 al 2017. Nuove accuse anche per il commercialista comasco – già finito nella prima parte dell’indagine, in cui aveva definito la propria posizione – Bruno De Benedetto, e per l’imprenditore Alberto Caremi. Tra gli indagati, nei 57 nomi dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, compare anche quello dell’avvocato comasco Andrea Auletta, 52 anni.
Quest’ultimo è finito nella vicenda del fallimento di “Pane e Tulipani” e l’ipotesi di reato che lo riguarda, messa nero su bianco dal pm, è quella di essere «socio di fatto» della “Pane e Tulipani srl” nonché «ideatore e autore materiale delle condotte di bancarotta distrattiva». In pratica, secondo la Procura, avrebbe concorso ad aggravare lo stato di insolvenza della società protraendone l’attività societaria oltre il dovuto e occultando la «perdita totale del patrimonio».
Ovviamente, questa è solo la voce dalla Procura. Ora toccherà alle parti, nelle prossime tre settimane, scegliere come difendersi e se farsi sentire dal magistrato titolare del fascicolo.

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