Cronaca

Presunte false fatture per 170 milioni. Nei guai anche un commercialista di Como

altOtto in manette e un ricercato
La Tributaria sequestra un palazzo a Salerno e uno yacht a Chiavari
(m.pv.) Fatture per operazioni ritenute esistenti per un totale di 170 milioni di euro, una evasione di 7 milioni di euro di Iva e di 650mila euro di diritti doganali. Il tutto tramite un giro di società “cartiere” quasi interamente con sede in provincia di Como – tra via Dottesio e via Soave, ma anche a Cadorago e Turate – che avrebbero permesso di ottenere ricavi non dichiarati evadendo altri 62 milioni di euro.

Sono questi i numeri della maxi operazione della polizia tributaria di Como che, ieri mattina, ha portato all’esecuzione di otto (su nove) ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di soggetti accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata a commettere più delitti come, appunto, l’emissione e l’utilizzo di false fatture, l’occultamento e la distruzione di scritture contabili ma anche di falso e di contrabbando.
Tra gli arrestati spicca il nome di un commercialista con studio a Como in via Dottesio, Ottavio Molteni, 42enne residente a Blevio. Secondo la tesi dell’accusa sarebbe un «partecipe» nonché «consapevole dell’attività e dei propositi illeciti dell’organizzazione», tanto da mettere a disposizione delle società cartiere il proprio studio come sede legale e contabile. Avrebbe anche domiciliato nella propria abitazione a Blevio le società estere (con sedi a Lugano, Bucarest in Romania e Lindau in Germania) da cui venivano acquistate le materie prime e da cui partiva tutto il giro della presunta frode. Aziende attive nel campo del commercio all’ingrosso delle materie prime della plastica (i granuli di polimero) da cui ha preso il nome l’operazione della finanza, “Polimero” appunto. Oltre agli otto arrestati, c’è anche un ricercato con un mandato di cattura internazionale. Si tratta di un 50enne napoletano residente in Svizzera, nei Grigioni. Sarebbe lui la mente del complesso giro di operazioni commerciali e finanziarie dell’organizzazione. Anzi, ritiene l’accusa, l’uomo «rivestiva un ruolo predominante, assumendo tutte le funzioni decisorie sulle strategie degli associati e sovraintendendo la complessa gestione del sodalizio». Non è tutto ovviamente, perché l’indagine della Tributaria di Albate – coordinata dalla Procura di Como e dal pubblico ministero Giuseppe Rose – comprende, oltre agli otto arrestati e al nono ricercato, anche molti denunciati per un totale di 23 persone iscritte sul registro degli indagati con ruoli di vario tipo.
In queste ore, sono state compiute oltre 30 perquisizioni in tutta Italia e per la precisione a Como, Salerno, Milano, Teramo e Roma. Sono stati disposti, nella voluminosa ordinanza firmata dal giudice delle indagini preliminari Luciano Storaci, sequestri – in previsione di eventuali e futuri risarcimenti – per un totale di 47 milioni di euro. Nelle mani degli uomini della guardia di finanza di Albate sono già finiti un intero palazzo con diversi appartamenti, in provincia di Salerno, e uno yacht di 18 metri ormeggiato nel porto di Chiavari, in Liguria, del valore di almeno 200mila euro. L’operazione “Polimero” avrebbe preso spunto da un controllo effettuato in dogana nel 2010. Indagini poi entrate nel vivo più di un anno fa, nel gennaio 2013, e approdate ora nell’ordinanza eseguita all’alba di ieri mattina. Il meccanismo – come al solito in questi casi che riguardano società ritenute “cartiere”, la cui attività è cioè esclusivamente rivolta nel creare false fatture per frodare l’Iva – partiva da società straniere (Svizzera, Romania, Germania) da cui venivano acquistate materie prime tramite una holding elvetica facente capo al latitante. Società fiscalmente rappresentata in Italia dal commercialista comasco. Materie prime che confluivano poi nella Penisola (secondo l’accusa dietro la presentazione in dogana di documentazione fittizia) per poi entrare in un giro di false fatturazioni fatte girare tra società cartiere. Il tutto per frodare l’Iva e poter commercializzare il prodotto a prezzi più che competitivi. E il cuore del meccanismo, sempre secondo la Procura e la finanza, era tra i Grigioni, Blevio e via Dottesio a Como, dove operavano il ricercato e il commercialista. Nell’operazione, oltre al professionista, c’è un altro comasco arrestato: è Enrico Di Miscio, 55 anni, residente in città e ritenuto essere una “testa di legno” per l’amministrazione delle società cartiere.

Nella foto:
lo yacht che è stato sequestrato dalla Tributaria della guardia di finanza di Albate. Era ormeggiato nel porto di Chiavari e avrebbe un valore di circa 200mila euro
29 maggio 2014

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