Prima condanna per la “rapina del secolo” in A9: 20 anni al presunto capo del commando

Foto FKD 08/04/2013  Turate autostrada   rapina portavalori rilievi dalla polizia scientifica Il furgone della Battistolli assaltato nei pressi dell’uscita della A9 a Turate

Vent’anni di condanna, nonostante lo sconto di un terzo della pena grazie al rito abbreviato, senza il quale gli anni sarebbero stati 30. Si è conclusa così l’udienza preliminare di fronte al giudice Ferdinando Buatier de Mongeot, chiamato a decidere sulla presunta responsabilità di quelli che per la Procura di Como (pm Antonio Nalesso) e per la squadra mobile furono i capi della banda della “rapina del secolo”.
Quel giorno, la mattina dell’8 aprile 2013, un commando armato di kalashnikov assaltò i furgoni blindati della ditta Battistolli che trasportavano 15 milioni di euro quasi tutti in lingotti d’oro. Cinque milioni rimasero sul secondo blindato, mentre oltre 10 milioni scomparvero nel nulla. In azione, non meno di 20 uomini armati fino ai denti, che esplosero 57 colpi di Ak-47 tra Origgio e Turate, incendiando camion e spargendo chiodi lungo le rampe di accesso all’autostrada per rallentare i soccorsi. I malviventi scapparono poi su più auto fino ad un punto – nei pressi dei magazzini di Turate – dove il guardrail era stato tagliato. Da quel momento in avanti, dei rapinatori si persero le tracce, probabilmente (e beffardamente) scappati con l’oro su un camion con il cassone scoperto ma in grado di contenere tutti i componenti della banda e paradossalmente non tanto grande da dare nell’occhio. A un anno e mezzo da quel colpo che fece parlare tutta l’Italia, ieri è andata in scena l’ultima parte dell’udienza preliminare di fronte al gup.
In aula, presenti i due presunti capi del commando di fuoco: Giuseppe Dinardi, 51 anni, residente a Cologno Monzese e detenuto al Bassone, e Antonio Agresti, 43 anni, residente ad Andria e in carcere in Puglia. Le accuse nei loro confronti sono state lunghe: la rapina ovviamente, ma anche il tentato omicidio dei sei uomini dei furgoni portavalori della Battistolli che vennero assaltati con i kalashnikov, il furto dei mezzi che servirono per bloccare l’autostrada e compiere il colpo (cinque auto, cinque camion e un escavatore), l’interruzione del pubblico servizio (l’autostrada A9 venne chiusa per ore), il danneggiamento (dei camion dati alle fiamme e del guardrail che fu segato per fuggire dall’autostrada dopo il colpo) e buon ultimo la detenzione illegale di armi.
I due imputati hanno imboccato una via diversa.
Agresti ha scelto il rito abbreviato e ieri pomeriggio, dopo quattro ore di camera di consiglio, è stato condannato a 20 anni (come chiesto dal pm) anche se non sono stati riconosciuti i 6 tentato omicidi. Dinardi è stato invece rinviato a giudizio e comparirà in aula in un pubblico dibattimento il 26 marzo. Il giudice ha anche riconosciuto il risarcimento del danno all’unica parte civile costituita, la società Autostrade, da liquidarsi tuttavia in separata sede.
Per arrivare all’identificazione dei due presunti capi del commando di fuoco, furono decisivi la testimonianza di un uomo escluso dal colpo all’ultimo momento, ma anche una serie di riscontri sui cellulari della banda e pure il tagliandino di una ricarica trovato a terra nel magazzino di Origgio dove i rapinatori prepararono il colpo. Sulla vicenda rimane aperto un secondo fascicolo con 16 indagati, ovvero gli altri presunti partecipanti al colpo in A9.
Mauro Peverelli

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