Lettere

Prima guerra mondiale, un centenario da valorizzare

Interventi e repliche

Mi riferisco a quanto apparso in questi giorni relativamente ai 95 anni dal termine della Prima guerra mondiale, circa la discussione in atto in Regione Lombardia per i programmi del centenario di inizio del conflitto. Fra le molte affermazioni, tendenti ad assegnazioni maggiori a favore della propria struttura, troviamo quanto attribuito al direttore del Museo della Guerra Bianca di Temù che teme l’abituale applicazione politica che per non scontentare nessuno si dovranno accontentare tutti. Questi afferma che «bisogna recuperare solo luoghi che siano raggiungibili e visitabili».
Giusto, ma le scelte possono essere numerose sotto il profilo della visibilità. Particolare, invece, quanto sostiene Stefano Cassinelli, direttore del Forte Lusardi nella piana di Colico. Sostiene: «Concentrarsi sulle eccellenze: non ha senso ricostruire una piccola trincea che nel giro di poco tempo torna all’abbandono, all’oblio». Intendo soffermarmi su quest’ultima espressione che merita precisazioni. Appartengo all’Associazione Nazionale Alpini, per 12 anni presidente della sezione comasca. Con grande impegno, attraverso lavoro assolutamente volontario, gli alpini hanno recuperato poco più di 1.800 metri (non molti e nemmeno pochi) di trincee della cosiddetta Linea Cadorna (Frontiera Nord), fra Monte Sasso di Cavallasca, Monte Bisbino e Crocetta di Menaggio. Tutti punti ben raggiungibili.
In aggiunta nessun oblio dopo i lavori! Il primo tratto, a Cavallasca, è stato consegnato nel 1998 per i 90 anni dal termine dalla guerra. La struttura è tuttora in condizioni eccellenti, tant’è che, durante questo anno, una dozzina di scolaresche l’hanno visitata, ricevendo assistenza, informazioni e nozioni storiche. Altrettanto si può dire del tratto di Menaggio, concluso nel 2010 per i 90 anni della sezione ANA di Como e del Bisbino finito l’anno successivo, in ricordo dei 150 dell’Unità nazionale. A questi tratti si devono aggiungere le postazioni di Cardina, sopra Ponte Chiasso, i cui lavori si sono chiusi nel 2012.
Ebbene, non sono lavori fatti e abbandonati a se stessi. Sono opere importanti e come tali conservate dagli alpini. Forse chi si esprime, attribuendo inutilità a queste opere, è abituato a vedere retribuzioni, costi di personale d’ogni tipo e non può neppure pensare che altri lavorino gratuitamente per recuperare e ricostruire prima, tenere in ordine e curare poi. Nella mia associazione si usa fare così, dalla fase iniziale al progetto, alla direzione dei lavori, all’esecuzione.
Tutto volontariamente, senza retribuzione alcuna.
Per questo, se per una volta anche agli alpini arrivassero piccoli fondi da una legge regionale, sarebbero ottimamente utilizzati, con spese documentate al centesimo, sicuramente destinati al capitolo di spesa previsto. Per la descrizione, la raggiungibilità dei luoghi, sarà predisposta una guida storico turistica con la descrizione degli eventi, l’esecuzione dei lavori e i percorsi per raggiungere i siti. Questo nel 2015, per i cento anni dell’inizio della guerra per l’Italia e il 95° di fondazione della sezione. Anche questo fatto volontariamente, senza retribuzione alcuna.
Personalmente ritengo importante che la Regione voglia valorizzare i luoghi della guerra e fra questi ci sono anche quelli meno nominati che, però, servono molto a livello didattico, viste le risultanze avute dalle centinaia di studenti e scolari che hanno visitato i siti comaschi. Non intendo polemizzare, però alcune volte si dovrebbero aprire molto di più gli orizzonti personali e valutare il lavoro altrui. In particolare quello volontario che non costa, ma dà solo benefici alla comunità. Grazie dell’attenzione, ma chi sacrifica il tempo libero per darlo agli altri, qualche volta merita riconoscenza.

Achille Gregori

10 Novembre 2013

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