«Prima il diritto alla salute, poi tutto il resto». Due sindaci-avvocati giudicano la decretazione d’emergenza

Emergenza coronavirus Como, esercito italiano, posti di blocco alla stazione treni Nord di Como Borghi (piazzale Gerbetto)

«Il diritto alla salute è preminente su ogni altro. Le limitazioni alle libertà di movimento dei cittadini, così come la decretazione urgente, sono giustificate».
I sindaci-avvocati si schierano a fianco del governo, pur con qualche distinguo. E non condividono la tesi espressa ieri sulle colonne di questo giornale dal loro collega Davide Arcellaschi, che in una lettera aveva espresso «preoccupazione» per il modo in cui la presidenza del consiglio e altri ministeri avessero adottato le loro scelte.
«Su questo tema condivido quanto affermato da Gustavo Zagrebelsky in una recente intervista – dice Valerio Perroni, sindaco di Villa Guardia – la Costituzione prevede che la libertà di circolazione e la libertà di riunione possono essere ristrette per motivi di salute, sicurezza, incolumità pubblica. In ogni caso, la Costituzione consente l’adozione di decreti di urgenza in casi “straordinari di necessità”. Certo, si aprono interrogativi sui quali in futuro bisognerà tornare, ma primum vivere. Rispetto l’idea di Arcellaschi ma non la condivido».
Molto più netta la posizione di Alice Galbiati, avvocato e sindaco di Cantù. «A me piace essere concreta, le dissertazioni teoriche sulla democrazia sospesa mi interessano poco – dice Galbiati – Siamo di fronte a provvedimenti che dovevano essere assunti per il bene della comunità; alcune persone non capiscono che queste regole servono non per limitare la sfera personale ma per proteggere i più deboli. Giusto quindi agire così, anche se soltanto per il tempo necessario a sconfiggere l’epidemia».
Galbiati è invece molto più critica sul «susseguirsi di decreti» che «hanno creato nei cittadini un sentimento di confusione. C’è stato un momento in cui, un decreto dopo l’altro, si è creato un caos normativo che io stessa non sono riuscita a sbrogliare. Ecco, questo è stato un grave errore da parte del governo».
«Da avvocato e da sindaco – riflette Perroni – mi sono reso conto come tutto questo florilegio di decreti e di ordinanze abbia messo in evidenza la necessità di rivedere il titolo V della Costituzione, soprattutto il tema della competenza esclusiva delle Regioni. L’emergenza nata con il Coronavirus ci ha fatto inoltre comprendere che l’ossatura dei servizi statali, assieme alla scuola e alla difesa, deve necessariamente comprendere anche la sanità».

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