Primo effetto della sentenza sulle paratie. Le opere realizzate non verranno demolite

Como Cantiere paratie

La sentenza letta nel primo pomeriggio di mercoledì dai giudici del Collegio di Como ha già sortito un primo e immediato risultato. Ciò che è stato realizzato della tribolata e contestata maxi opera del lungolago, quella che dovrebbe portare all’ultimazione delle paratie antiesondazione, non verrà demolito.
Sarebbe stato un paradosso, vista la fatica con cui si è arrivato a quello che oggi giace immobile in riva al Lario, tra Sant’Agostino e i giardini pubblici, eppure il rischio c’era.
Il pubblico ministero, nel suo lungo capo di imputazione, aveva chiesto condanne per 23 reati tra cui tutta una serie di opere realizzate ma – secondo la tesi dell’accusa – in difformità con i titoli abilitativi concessi.
Tra queste la “famosa” scala a ventaglio, ma anche il terrapieno al molo di Sant’Agostino, fioriere, basamenti per illuminazione, palancole già posate, pali di fondazione delle vasche, pavimentazione e altro.
Nel corso della requisitoria, chiedendo al Collegio di riconoscere questi abusi, il pubblico ministero aveva invocato anche «l’ordine di demolizione per le opere abusive di cui è stato accertato il compimento».
Gran parte del poco realizzato, dunque, avrebbe dovuto essere abbattuto in quanto costruito senza le necessarie abilitazioni.
La sentenza letta dai giudici, invece, ha ritenuto tutta queste serie di reati (che ruotavano attorno all’ex sindaco Stefano Bruni e non solo) «estinti per prescrizione» dichiarando al riguardo il «non doversi procedere». Non una assoluzione nel merito, dunque, sufficiente comunque a “salvare” le opere che erano fino a oggi state realizzate.
E mercoledì, a margine della lettura del dispositivo della sentenza, erano stati proprio gli avvocati delle difese a far notare questo elemento importante.
«Le opere di cui è stata chiesta la demolizione dall’accusa non saranno affatto rimosse – era stato il commento di Edoardo Pacia, legale di Pietro Gilardoni, dirigente comunale condannato in primo grado a 4 anni – La sentenza non ha previsto ciò e, prima o poi, il progetto studiato e completato proprio da Gilardoni e pronto da realizzare da ormai tre anni, prima che intervenisse Anac con tutto quel che ne è conseguito, verrà concretizzato dalla Regione Lombardia che lo ha fatto proprio».
«È pure evidente tuttavia – era stata la chiosa dell’avvocato Pacia – quanti anni siano stati consumati nell’attesa di ciò che si poteva compiere molto prima».
La Procura di Como, per voce del procuratore capo Nicola Piacente, ha già preannunciato un ricorso in Appello anche sul tema della prescrizione. Le opere realizzate potrebbero dunque tornare d’attualità.

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