Il processo sull’opera incompiuta: «La nuova variante sulle paratie era rischiosa»

Como, il cantiere per la paratie

Mario Lucini, ex sindaco di Como

«Il sindaco Lucini mi disse che non poteva permettersi di perdere un anno di tempo per indire la gara. Ma io gli dissi che la nuova variante presentava dei rischi anche economici, come pure la sospensione dei lavori perché Sacaim avrebbe trovato il modo di rivalersi». A parlare, davanti al Collegio del tribunale di Como nel processo per le paratie antiesondazione del Lago di Como, è stato Bruno Tarantola, dirigente dell’area tecnica della Provincia. A lui era stata proposta la direzione dei lavori dell’opera. «Posi come condizione la risoluzione del contratto con Sacaim. Quantificai anche un costo ma Antonio Ferro (Responsabile unico del procedimento, ndr) non se la sentiva, c’era preoccupazione per quello che avrebbe potuto fare la magistratura contabile: “Chi glielo dice alla Corte dei Conti?”, mi rispose». Insomma, la via scelta portò alla nomina di Pietro Gilardoni, «e io ci rimasi male». Nell’aula d’assise del palazzo di giustizia di Como, ieri mattina, è proseguito il maxi processo sull’opera incompiuta della città, che vede di fronte al collegio 12 imputati tra cui i due ultimi sindaci, Stefano Bruni e Mario Lucini, e diversi dirigenti di Palazzo Cernezzi.

Ma il processo non vede solo contestazioni che riguardano le paratie, ma anche ipotesi di reato su tutta una serie di opere pubbliche, tra cui i lavori di allargamento della sede stradale in Salita Peltrera auspicati da un imprenditore. Ieri si è discusso anche di una cena tra quest’ultimo, Antonio Viola (ex dirigente del settore Reti) e Gilardoni, cui era presente anche Tarantola. «Ma fu una cena tra amici – ha detto ai giudici – Si parlò di salita Peltrera solo per pochi attimi e non in modo approfondito. Di certo nessuno prese soldi. E anzi, qualche tempo dopo l’imprenditore mi contattò perché nel frattempo non si era mosso nulla».
Tornando alle paratie, in aula sono sfilati – sempre come testimoni dell’accusa – Antonio Endrizzi, funzionario della Provincia del servizio “Aree protette paesaggio”, e il dirigente di Villa Saporiti Franco Binaghi.

Il cantiere delle paratie in una foto d’archivio

Al centro delle domande sono così finiti i procedimenti sanzionatori della Provincia contro il Comune datati 2009 (per il famoso muro) e 2016. «Nel primo caso – ha detto Endrizzi – dopo l’uscita delle notizie sul muro del lungolago, andai a verificare l’opera e se fosse conforme a quanto era stato autorizzato». Il risultato fu che il muro era più alto di 20 centimetri ma che comunque era stato autorizzato: «Sì, era previsto nel progetto».
Binaghi ha invece ricordato il secondo provvedimento sanzionatorio del 2016 per cui fu anche rimproverato in Provincia dalla presidente Maria Rita Livio «per non averle dato molte informazioni». «C’era una grande attenzione su questo tema – ha ricordato – anche per la rilevanza mediatica che aveva assunto. Voglio però sottolineare che firmai tutti gli atti in totale autonomia e senza alcuna pressione».
M.Pv.

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