Cronaca

Procreazione assistita, boom di richieste. A Cantù aiutate 500 coppie all’anno

altIl caso Tra il 2012 e il 2013 sono stati 114 i fiocchi (rosa e azzurri) appesi idealmente alla porta dell’ambulatorio
Cresciuto del 20% il numero di mamme e papà che si sono rivolti alla struttura pubblica
Il corridoio principale è tappezzato di foto di neonati. Per gli operatori del centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale di Cantù, quei sorrisi sono il risultato tangibile di un impegno che dura ormai da 10 anni. Soltanto tra il 2012 e il 2013, sono stati 114 i fiocchi (rosa e azzurri) appesi idealmente alla porta dell’ambulatorio, punto di riferimento per l’intera azienda ospedaliera Sant’Anna. Negli ultimi 12 mesi, le coppie con problemi di infertilità che si sono rivolte

alla struttura brianzola sono state 500, il 20% in più rispetto all’anno precedente. L’età media delle donne è di 37 anni.
Il centro di procreazione assistita di Cantù è una struttura completamente pubblica. I pazienti possono avere accesso alle più recenti terapie per il trattamento della sterilità e a tutte le tecniche di fecondazione assistita nell’ambito del sistema sanitario nazionale. A costo zero, dunque, fatta eccezione per l’eventuale ticket, qualora previsto.
La lista d’attesa per la prima visita, che in passato aveva raggiunto i 2 anni, attualmente è di 3 mesi. «A fronte di un aumento importante della domanda abbiamo messo in atto una riorganizzazione che ci ha permesso di migliorare le modalità d’accesso e di ridurre molto le attese – dice il direttore medico dell’ospedale di Cantù, Patrizia Figini – Dopo il primo colloquio gli specialisti stabiliscono un percorso personalizzato per ciascuna coppia».
«Il percorso, è giusto dirlo, non sempre porta gli aspiranti genitori a concretizzare il loro sogno – dice Marco Claudio Bianchi, direttore del centro di procreazione – Le nostre percentuali di successo, però, sono elevate, superiori alla media nazionale. Risultati di eccellenza, frutto di un lavoro multidisciplinare».
Gli specialisti dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù effettuano tutte le tecniche di fecondazione previste dalle normative italiane, quelle di primo livello, ovvero l’inseminazione intrauterina, e quelle di secondo, la Icsi e la Fivet, l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo e la fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione. Nelle procedure di secondo livello è previsto il prelievo chirurgico degli ovociti e la fecondazione in laboratorio.
Nel 2013 sono state eseguite 242 procedure di primo livello, il 48% in più rispetto al 2012, mentre le attività di secondo livello sono incrementate del 3% per un totale di 465 procedure complessive. A fronte di risultati – come detto – incoraggianti, la situazione cambia notevolmente in base all’età dell’aspirante mamma. La media complessiva di successo per le tecniche di primo livello è del 10%, dato che sale al 28% per le procedure di secondo livello.
Limitando l’osservazione alle sole pazienti fino a 35 anni, la percentuale di gravidanze avviate con successo tocca quota 40%, ma il dato si abbassa al 27% tra 36 e 40 anni.
Per le over 43, la percentuale di successo scende al 10%.
La struttura dell’ospedale di Cantù è in grado anche di crioconservare i gameti e gli embrioni. Da gennaio ad aprile 2014, nei procedimenti in cui vengono trasferiti in utero embrioni che sono stati crioconservati, in un caso su due la paziente ha avuto una gravidanza. Nelle procedure con l’utilizzo di ovociti che sono stati ottenuti e crioconservati da procedure precedenti, la percentuale di successo è del 30%.
La crioconservazione è un elemento determinante anche per garantire la possibilità, in futuro, di aver un figlio ai pazienti in età fertile che devono sottoporsi a chemioterapia o altri trattamenti che potrebbero portare alla sterilità.
«Abbiamo aderito a un progetto specifico in collaborazione con l’Istituto dei Tumori di Milano – dice Bianchi – Al momento, abbiamo sviluppato soltanto la parte andrologica, con la possibilità di prelevare e conservare gli spermatozoi dei malati che devono sottoporsi a terapie oncologiche o autoimmuni. Speriamo al più presto di poter avviare la stessa procedura anche per le donne».
Di tutt’altro tenore un’altra delle prospettive aperte dalla crioconservazione. «Un numero sempre maggiore di giovani donne – dice Renato Maggi, direttore del dipartimento materno infantile dell’azienda ospedaliera Sant’Anna – riflette sull’opportunità di gestire, per così dire, il percorso di riproduzione chiedendo il prelievo degli ovuli nel periodo di massima fertilità e la crioconservazione per l’utilizzo poi in età più avanzata, quando la donna ritiene più opportuno aver un figlio e magari, per la natura, sarebbe un po’ tardi. In questo caso – aggiunge – si tratta comunque di un’eventualità non contemplata nell’ambito di una struttura pubblica che opera in regime di sistema sanitario nazionale».
Open Day
Sabato 17 maggio, dalle 9.30 alle 13, il Centro di Procreazione Assistita organizza un open day per tutte le coppie che volessero visitare la struttura o avere informazioni.
La giornata sarà inoltre un momento di incontro per gli ex pazienti e i loro bimbi.

Anna Campaniello

Nella foto:
Negli ultimi 12 mesi, le coppie con problemi di infertilità che si sono rivolte alla struttura brianzola sono state 500, il 20% in più rispetto all’anno precedente. L’età media delle donne è di 37 anni. Il centro di procreazione assistita di Cantù è una struttura completamente pubblica. I pazienti possono avere accesso alle più recenti terapie per il trattamento della sterilità e a tutte le tecniche di fecondazione assistita nell’ambito del sistema sanitario nazionale (foto Mv)
7 Mag 2014

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