Cronaca

Procreazione assistita, la legittimità adesso è questione di tribunale

Ma si rischia la caccia al donatore eterologo nei Paesi dell’Est
Procreazione assistita: per ora, il divieto contenuto nella legge 40 del 2004 non si tocca. Anche se una sentenza della Corte Costituzionale, del 22 maggio, ha riaperto la questione e riacceso le polemiche. La Consulta ha infatti deciso di non pronunciarsi su tre differenti ricorsi – provenienti dai Tribunali di Firenze, Catania e Milano – contro le norme che, in Italia, vietano appunto la fecondazione eterologa. Ovvero quella praticata con cellule appartenenti a un donatore esterno alla coppia.  Traducendo: saranno i Tribunali interessati a dover decidere sulla questione di legittimità. Scelta che dovrà, inoltre, tenere in considerazione
la sentenza del 3 novembre 2011 della Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo – conseguente a un ricorso presentato da una coppia austriaca – che giudicava legittimo il divieto alla fecondazione eterologa da parte degli Stati dell’Unione Europea.
Il dibattito è quindi immediatamente esploso. Ovviamente, questa decisione ha aperto due fronti. Da un lato vi è la soddisfazione di quanti hanno sempre difeso il divieto della procreazione assistita. Dall’altro, però, i legali delle coppie danno un’interpretazione possibilista, dopo il rinvio per la questione di legittimità ai Tribunali competenti.
«In Italia, come risaputo, vi è il divieto sancito dalla legge 40 – esordisce Roberto Consonni, primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Valduce di Como – E quindi per noi è possibile assistere solo le coppie “regolari”. Non è consentito il ricorso a un donatore esterno. Ciò, a dispetto della possibili valutazioni etiche e morali di ognuno di noi, non farà che riaccendere il confronto».
Tale divieto, inoltre, non farà altro che incrementare il turismo procreativo. «Sempre più coppie si recano, infatti, nei Paesi dell’Est dove è possibile utilizzare questa tecnica – aggiunge Consonni – Anche se, in queste nazioni, non sempre l’assistenza medica è adeguata e spesso le coppie possono anche incorrere in episodi di sfruttamento».
E infatti, nel 2011, secondo i dati dell’Osservatorio sul turismo procreativo, sono state circa 4mila le coppie che hanno varcato i confini nazionali per cercare di avere un bambino. Di queste, più di 2mila sono andate in centri esteri per poter ricorrere alla fecondazione eterologa. Le altre 2mila hanno invece seguito, sempre fuori dai nostri confini, trattamenti di procreazione assistita in certi casi permessi anche in Italia. Sempre più spesso, infatti, alle coppie mancano informazioni sufficienti sulla normativa e in mancanza di notizie certe vanno all’estero.
La meta preferita dagli italiani è la Spagna, seguita dalla Svizzera e dalla Repubblica Ceca. «In effetti, spesso ci si sposta in nazioni come la Grecia o la Spagna dove le strutture mediche sono eccellenti – dice Consonni – Ma poi queste persone rientrano in Italia e dipendono da noi». Ma la domanda aperta rimane un’altra. «Questi bambini avranno un patrimonio genetico che solo per metà sarà riconducibile ai genitori. E questo è il tema delicato – spiega Consonni – Perché allora non pensare, anche se le procedure sono lunghe e complesse, all’adozione? Il mio non è un giudizio, ma una riflessione».
Esistono, inoltre, Paesi come Gran Bretagna e Svezia dove la fecondazione eterologa è consentita. «Ma il ricorso a tale tecnica è praticamente nullo perché la normativa prevede la possibilità per il bambino, maggiorenne, di conoscere l’identità del padre biologico e chiedere il riconoscimento – conclude Consonni – Ciò ha fatto crollare il numero dei donatori. Sinceramente posso dare solo un giudizio umano: avere un figlio a metà è quantomeno discutibile».
I problemi nell’applicare una simile procedura «non sono certamente tecnici. Siamo preparati. Si tratta essenzialmente di riflessioni etiche. Sulla recente sentenza posso dire che si tratta più che altro di una scelta politica – spiega Renato Maggi, primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo – Purtroppo, tutto ciò non farà altro che spingere un numero crescente di coppie verso Paesi in cui è possibile l’eterologa. Un viaggio che spesso incide sulla situazione economica di coppie disposte a tutto per un figlio».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Tecnico di laboratorio in una clinica per la fecondazione assistita di Lugano (Mv)
24 maggio 2012

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