Il procuratore Nicola Piacente: «Nessuna indagine sulle Ong a Como»

«Al momento non ci sono a Como inchieste sulle attività svolte dalle varie Organizzazioni non Governative (Ong) che si occupano di migranti». Il procuratore capo della Repubblica di Como, Nicola Piacente, intervenuto ieri mattina al corso di aggiornamento organizzato dal Gruppo Cronisti lariano, non ha potuto evitare un riferimento alle inchieste delle Procure siciliane finite, negli ultimi giorni, sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali e nelle aperture dei notiziari radiotelevisivi.
«Personalmente – ha detto Piacente – sono più vicino alle parole del procuratore di Siracusa», Francesco Paolo Giordano, il quale in commissione Difesa al Senato ha smentito «presunti collegamenti obliqui o inquinanti tra Ong, o parti di esse, con i trafficanti di migranti»; collegamenti su cui al momento non esisterebbe «alcun elemento investigativo».
Una presa di distanza indiretta ma chiara, quella di Piacente, dalle affermazioni del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, convinto invece del contrario. «Questo tipo di inchieste – ha aggiunto Piacente – per il loro contenuto e per il loro profilo sarebbero poi con ogni probabilità di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia, l’unica che potrebbe autorizzare intercettazioni a scopo preventivo».
Un’altra riflessione «ad alta voce» del capo della Procura di Como ha investito poi il tema delicato dei «protocolli d’indagine» stilati dalle magistrature inquirenti del nostro Paese.
«Su questo – ha detto ancora Piacente – mi sento di fare autocritica. Purtroppo spesso non si va a fondo nella ricerca delle ragioni che spingono i migranti a fuggire dal loro Paese. Le Procure giustamente indagano su chi agevola o favorisce l’ingresso irregolare nell’Unione Europea, ma esiste un problema molto più grande: lo sfruttamento degli stessi migranti una volta che si sono stabiliti sul nostro territorio».
Uomini e donne costretti all’accattonaggio, al lavoro nero o alla prostituzione «contro la loro volontà. Le dimensioni di questo fenomeno sono enormi, i numeri ci condannano a verificare soltanto una parte minima dei casi», ha concluso il procuratore della Repubblica di Como.

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