Il prof dell’Insubria traduce i romanzi dell’agente 007

Flavio Santi, il professore, scrittore e poeta dell’Università dell’Insubria di Como, ha inventato il personaggio del Maigret friulano Drago Furlan. Rustico, umorale, nostalgicamente pasoliniano, Diego è un ispettore, anche se molti per indigestione mediatica lo dicono commissario, “alla Montalbano”. Santi ha scritto il secondo episodio della saga di Furlan, in uscita l’anno prossimo da Mondadori. E ha successo anche come traduttore, sulla scia di un grande eroe della letteratura d’azione come James Bond. Ha appena pubblicato da Adelphi la nuova versione italiana di un capolavoro di Ian Fleming, “Dottor No”. Mentre prima si era cimentato con Vivi e lascia morire.

«Per i miei thriller Fleming mi ha aiutato molto, è un laboratorio preziosissimo, una specie di master universitario – dice Santi – All’Insubria insegno lingua italiana dal 2003, nel corso di laurea in mediazione interlinguistica e interculturale. Lavoro molto con la scrittura sul web con i ragazzi, e cerco di far capire loro che esprimersi bene aiuta molto nel mondo delle professioni. Sono al mio secondo Fleming che esce per Adelphi, dove le traduzioni escono in tandem con quelle di Massimo Bocchiola, sotto le cure di Matteo Codignola. La vecchia traduzione di Dottor No era un po’ bolsa, imprecisa e legnosa, fatta molto velocemente. Ho cercato di far risaltare la qualità della scrittura e la varietà dei registri linguistici. Quello del papà dell’agente 007 è un inglese molto bello e ricco, mai banale. Una scrittura molto originale e molto poetica. Noi vediamo ancora l’opera di Fleming come un prodotto di serie B, ma in Inghilterra è giustamente considerato un classico. Lo stesso James Bond non è lo spaccone dei film, nei libri sembra un eroe shakespeariano, sempre in bilico tra vita e morte».

Lorenzo Morandotti

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