I personaggi del Corriere

Roberto Losa, professione libraio

Lettura e dintorni – Parla il manager culturale erbese Roberto Losa, in occasione della “Festa dei libri” che si celebra domani in tutta Italia
È alle battute finali il maggio dedicato alla lettura, un mese intero iniziato il 23 aprile, in coincidenza con la Giornata mondiale. Domani in tutta Italia si celebra la Festa dei libri. L’occasione è buona per fare il punto sul settore con Roberto Losa, erbese, che ha attraversato tutte le “professioni del libro”. Iniziatore, direttore e consulente di librerie nel Comasco, si è poi occupato di distribuzione. Attualmente collabora con un gruppo editoriale del Bergamasco impegnato nella “creazione”
dei libri.
Qual è il primo libro di cui ha un ricordo personale?
«Se penso al mio incontro con il libro, ricordo tre bambini (i miei fratelli e io), sui sette-otto anni, con i piedi al caldo sull’unica stufa di casa, ognuno con il suo libro in mano. Probabilmente il mio era “Capitani coraggiosi” o “Il Cid campeador”. Da allora non ho più smesso di leggere a ritmi sempre più forsennati».
Come sono entrati i libri in modo così importante nella sua vita?
«Non mi pareva vero di potermi dedicare alla mia passione quando mi hanno coinvolto nella creazione di una libreria a Erba. Uno slancio iniziale, forse, un po’ romantico. Poi la realtà si è incaricata di insegnarmi che, anche per trattare con i libri, servono impegno e professionalità e non solo passione».
Si legge sempre meno e per i giovani – in particolare – i libri sono alieni, eccezion fatta per quelli scolastici per lo più odiati. Esiste un incentivo efficace in controtendenza?
«Uno studio di alcuni anni fa sul tema della lettura diceva: “Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei!”. Per chi, libraio, genitore, insegnante, è convinto e vuole convincere dell’importanza della lettura, il metodo passa necessariamente attraverso il buon esempio e la conoscenza della persona che hai di fronte. Vuol dire costruire, per ciascuno dei tuoi clienti, figli o alunni, un proprio personale percorso di avvicinamento alla lettura».
Può suggerire un metodo a chi desidera avvicinarsi alla lettura?
«È sicuramente l’aspetto più affascinante della professione di libraio quello di vedere i bambini che hanno comperato in libreria il loro primo libro diventare lettori adulti anche attraverso i tuoi suggerimenti, i tuoi stimoli, le tue proposte».
Il libro di carta è destinato a sparire sostituito da ebook e audiolibri?
«Sicuramente il ruolo del libro in carta sarà sempre più marginale con l’avanzare delle nuove generazioni digitali? Al di là delle inevitabili ripercussioni sul futuro delle librerie che dovranno necessariamente ripensarsi (e molte l’hanno già fatto), il passaggio dal cartaceo al digitale può solo incentivare la lettura perché rende più facilmente accessibili i contenuti. La lotta tra cartaceo e digitale è, a mio avviso, comunque, un falso problema. Perché devo spendere solo 1,99 euro per comperare un ebook quando non mi interessa leggere e non sono abituato a farlo? La vendita sempre crescente di nuovi strumenti non mi sembra incentivi automaticamente la lettura anzi, sembra proprio avvenire il contrario se diamo ascolto anche a recenti statistiche. La soluzione, a mio avviso, è sempre quella: convincere che leggere, confrontarsi con idee, linguaggi, immagini altrui può solo farti bene ed è piacevole. Se poi leggi iscrizioni scolpite sulla pietra o su un reader poco importa».
Cosa non dovrebbe mai mancare nella libreria essenziale di una casa?
«Penso che ognuno debba costruirsi la propria libreria. Guardando gli scaffali, nel salotto di casa, sarebbe bello poter ripercorrere tutte le tappe della propria crescita personale. Questo viaggio nel tempo è, per me, un esercizio salutare. Partire dal “Nuovo catechismo olandese” (1969) per arrivare all’ “Elogio del moralismo” (2011) è proprio un bel viaggio di quarant’anni. Lavorare per tanto tempo nelle “Agenzie di viaggio per la mente” (le librerie nella definizione dell’amico Mauro Fogliaresi) aiuta».
Quando, al di là dei gusti personali, si può dire di aver letto un buon libro?
«Per abitudine suddivido le mie scelte in due filoni: i libri della “testa” e i libri della “pancia”, anche se le due categorie, spesso, si mischiano e sovrappongono. Nei libri della “testa” (saggistica) cerco soprattutto confronto di idee ed esperienze sui temi che mi interessano: dall’economia alla politica, dalla religione all’editoria. Sono i libri che mi consolano o mi fanno arrabbiare? in ogni caso mi fanno pensare. Nei libri della “pancia” (narrativa) mi basta trovare una scintilla, una frase scritta in maniera sopraffina, un’immagine folgorante ma? Dio sa quanto è difficile trovare qualcosa che valga il tempo che impiego a leggere. Ho ormai rinunciato da tempo alla ricerca di una trama intrigante o di una storia affascinante. Mi coinvolge, soprattutto, il linguaggio. Leggere un pensiero che non condivido, scritto bene, mi dà, comunque, piacere».
Attualmente cosa sta leggendo?
«Da sempre leggo più libri contemporaneamente. Ciò che mi intriga di più in questi giorni, visti anche i tempi che stiamo attraversando, è la rilettura di “L’utopia” di Tommaso Moro. Uno splendido testo che non risente certo dei suoi oltre 500 anni d’età».

Marco Guggiari

Nella foto:
Una giovane in una libreria di Como. Domani in tutta Italia si celebrerà la Festa del libro
22 Mag 2012

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