Progettavano stragi in tutta Italia: tre lariani indagati

tribunale_aquila Il tribunale dell’Aquila

Sono 196 pagine shock quelle firmate dal gip dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, in calce all’ordinanza di custodia cautelare (carcere e domiciliari) che ha colpito 14 persone ritenute essere componenti di un gruppo terroristico clandestino vicino agli ideali del disciolto movimento neofascista “Ordine Nuovo” e con scopi come l’incitare all’odio e alla discriminazione razziale. Secondo l’accusa, progettavano attentati e azioni violente contro forze dell’ordine, magistrati e banche. Tra gli indagati, anche tre comaschi. Un marianese residente ad Arosio (48 anni), la sua compagna (53 anni) e pure un 24enne di Solbiate. Il gruppo utilizzava i social network come strumento di diffusione delle idee eversive a cui anche il 48enne aveva dato la propria disponibilità (partecipando con la convivente pure ad un incontro programmatico avvenuto in una scuola di Milano). «Il mio pensiero è difendere la razza ad ogni costo», scriveva su Facebook. Salvo poi anche quest’ultimo finire tra gli obiettivi in quanto aveva messo in dubbio i leader del gruppo. «Dobbiamo andare a Mariano Comense», dicono due uomini in una intercettazione. «Poi però mi filmate mentre gli frantumo la gamba».
Così, giusto per rendere l’idea, ecco come parlava il leader: «È brutto dirlo, ma credo che sia il caso di riprendere la strada dell’Italicus. Ma dobbiamo farlo contestualmente, non a Pescara e fra otto mesi a Milano. No: una mattina, contemporaneamente 500 persone premono 500 telecomandi».

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