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Progetto Interreg bocciato per colpa di “Prima i nostri”: decisione impugnata al Tar

Un progetto importante e con le spalle decisamente larghe, nell’ambito del programma di cooperazione transfrontaliera Interreg, bocciato per colpa dell’iniziativa “Prima i nostri”.Sembra incredibile, ma è purtroppo reale la vicenda che ben spiega al “Corriere della Frontiera”, Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale dei frontalieri della Cgil. Il finale della storia è fortunatamente ancora tutto da scrivere, visto che i promotori del progetto hanno deciso di impugnare davanti al Tar la decisione dell’Autorità di gestione bilaterale, che ha sede in Regione Lombardia. Il progetto è denominato Getis (Governance dell’Economia Transfrontaliera Italia – Svizzera) ed è stato sviluppato per la seconda call del programma di cooperazione Interreg Italia – Svizzera 2014-2020. Getis sviluppa i temi delle reti informative per lavoratori ed imprese e realizza mezzi di contrasto al dumping salariale e sociale.Capofila per parte italiana è la Camera di Commercio di Varese, con un partenariato di 14 soggetti italiani e svizzeri, quali le Province di Verbania Cusio Ossola, di Varese, Como e Sondrio, l’Università della Svizzera italiana, gli enti camerali dei territori e la Cassa Edile. Ha un valore economico importante, di 1 milione 300mila euro.«Era sicuramente il maggiore progetto presentato nell’ambito del programma dei sette anni – spiega Augurusa – Ma è anche stato l’unico respinto su tutti i 21 del settennato».Ciò che ha fatto però trasalire i promotori e li ha spinti a presentare ricorso al Tar della Lombardia attraverso lo studio del costituzionalista Angiolini, sono le motivazioni del diniego.«In pratica l’Autorità di gestione scrive che il progetto è in violazione della Costituzione svizzera – dice il sindacalista – Noi siamo rimasti davvero sbalorditi».Da parte svizzera-ticinese, in sostanza, si è ritenuto che l’iniziativa referendaria promossa dalla destra dell’Udc e della Lega dei Ticinesi “Prima i nostri”, adottata per limitare i flussi frontalieri e la sua figlia, del 2020, sempre sulla libera circolazione, abbiano valore costituzionale. L’ultima iniziativa, ricordiamo, è stata pure bocciata lo scorso settembre dal 62% dell’elettorato svizzero.«Peccato che l’unico provvedimento preso da allora è il cosiddetto diritto di opzione, che vale cinque giorni» spiega Augurusa.«Nessuna norma è stata prescritta riguardo la libera circolazione – sottolinea il sindacalista – È proprio la decisione dell’Autorità di bocciare il progetto a violare invece la Costituzione Italiana, che stabilisce l’uguaglianza di tutti i lavoratori difronte alla legge, oltre ad andare contro alle norme dell’Unione Europea e agli accordi bilaterali».Un errore clamoroso, insomma, che spinge i ricorrenti a guardare con favore alla sentenza davanti al Tar della Lombardia del prossimo 26 gennaio.Il ricorso è stato presentato da Cgil Lombardia e Piemonte, Cisl Piemonte, Uil Lombardia e Piemonte e Camera di Commercio di Varese. Il programma di cooperazione Interreg ha già accantonato 700mila euro, proprio la cifra che è prevista per il cofinanziamento del progetto Getis. Nel ricorso non è stato necessario così neppure presentare il requisito di esigibilità del contributo.«Aspettiamo con ansia e con fiducia l’esito dell’impugnazione davanti al Tar – commenta ancora il sindacalista della Cgil – In caso di mancato accoglimento questo metterebbe a rischio e finirebbe per condizionare tutti i criteri di cooperazione internazionale previsti nei programmi Interreg, a iniziare da quello attuale 2021-2027».Il progetto Getis era stato presentato poco più di un anno fa anche a Como, a Villa Gallia, sede dell’Amministrazione provinciale.Un workpackage di Getis propone la definizione di un modello di governance transfrontaliera rivolto in particolare al settore delle costruzioni, da sperimentare concretamente nella Provincia del Verbano Cusio Ossola.Per la prima volta, Getis ha visto la partecipazione ed il protagonismo anche delle 6 organizzazioni sindacali confederali italiane e svizzere (riunite nei consigli interregionali della Confederazione europea dei sindacati), a fianco della vasta partnership di soggetti italiani e svizzeri quali Province, Camere di Commercio, Università ed Istituti di formazione, innovazione e sviluppo, autorità ispettive operanti al confine tra Piemonte, Lombardia, Ticino e Grigioni.

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