Progetto per combattere la stretta creditizia: soldi alle imprese italiane dai forzieri svizzeri

Rivoluzionaria proposta elaborata dalla “Regio Insubrica”
La stretta creditizia, il cordone della borsa che si stringe fino a impedire la fuoriuscita anche soltanto di un soldino, è nobilitata oggi da un’espressione inglese: credit crunch. La sostanza, però, non cambia. Niente prestiti, niente finanziamenti, liquidità che si prosciuga inesorabilmente. Il credit crunch sta strangolando le imprese italiane, soprattutto quelle medio-piccole. Aggravando una crisi di sistema che oggi appare quasi inarrestabile.
Una risposta possibile alla stretta
creditizia giunge adesso dalla Svizzera. Il Paese dove la finanza è più solida della muraglia cinese ipotizza di correre in aiuto alle aziende italiane. Superando gli ostacoli giuridici e burocratici che finora hanno impedito un simile passaggio.
La Regio Insubrica, comunità di lavoro tranfrontaliera costituita tra le Province della fascia pedemontana di Lombardia e Piemonte e il Canton Ticino, ha affidato a due tecnici d’eccezione un progetto ambizioso e, insieme, rivoluzionario: trovare il modo di permettere agli imprenditori italiani di finanziare le proprie attività direttamente attingendo alle risorse messe a disposizione dagli istituti di credito della Confederazione.
Da qualche mese, il direttore del Centro Studi Bancari di Vezia, René Chopard, e il professor Gioacchino Garofoli, docente di Politica economica regionale all’Università dell’Insubria, sono al lavoro per trovare il modo di superare i «limiti di una collaborazione tra banche ticinesi e aziende italiane dal punto di vista del credito e anche dei servizi». Il dato di partenza è duplice: la stretta creditizia, da una parte, ma anche il cambiamento in atto nella piazza finanziaria luganese, interessata «allo sviluppo delle attività off-shore, meno legate al mondo finanziario e più a quello aziendale ed economico».
Obiettivo dichiarato per le banche d’oltreconfine è «di passare come minimo alla consulenza e come massimo alla gestione del credito» delle imprese italiane alle prese con una sostanziale impossibilità di accesso a fonti di finanziamento bancario. Ancora ieri il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha parlato di una contrazione di circa 20 miliardi dei prestiti alle aziende, una riduzione «molto elevata» rispetto al recente passato e destinata a crescere ulteriormente nei prossimi mesi.
L’altro giorno, la relazione semestrale di Confindustria Como parlava di un «rilevante fenomeno di credit crunch» in atto, con «il 16% degli imprenditori comaschi che ha rivisto la composizione delle fonti di finanziamento della propria azienda o ha rivisto i propri piani di investimento (14%) per carenza di liquidità o difficoltà nell’accesso al credito».
Se il progetto della Regio Insubrica dovesse concretizzarsi, per l’economia della fascia di confine sarebbe una svolta. Prima però, come detto, bisogna superare i problemi di natura giuridica. L’assessore provinciale ai Rapporti con la Regio Insubrica, Achille Mojoli, spiega il percorso avviato. «Ho chiesto che prima di passare alla fase operativa si studiassero molto attentamente le questioni legali. In generale, le opportunità che una simile operazione potrebbe garantire al nostro tessuto imprenditoriale sarebbero enormi». La stessa Regio Insubrica e il Canton Ticino hanno deciso di investire subito 60mila euro nello studio di fattibilità del progetto. I risultati di questa prima fase dovrebbero essere resi noti nelle prossime settimane.
Le reazioni in Italia all’eventualità di un possibile accesso al credito direttamente in Svizzera sono caute. Secondo Marco Galimberti, presidente di Confartigianato Imprese di Como, si tratterebbe di una «possibilità in più data alle imprese di finanziarsi. Bisogna però approfondire i termini legali. Una cosa è certa, le aziende sono in difficoltà, soprattutto quelle che supportano il peso della crisi con bilanci inferiori ma tuttora attivi. I margini si restringono e con essi la possibilità di manovra. La liquidità è il problema principale in una situazione di mercato in evidente difficoltà».
Giovanni Pontiggia, presidente della Banca di Credito Cooperativo (Bcc) di Alzate Brianza e vicepresidente della Federazione lombarda delle Bcc, parla di «concorrenza» e di «regole».
«Nessuno si illuda – dice Pontiggia – si tratta di finanzieri che vengono in Italia a fare affari. E tuttavia, non abbiamo paura della concorrenza. Le banche territoriali non hanno applicato la stretta creditizia alle imprese. I nostri dati ci dicono che nel 2011 siamo cresciuti negli impieghi, abbiamo aumentato cioè la quota di credito concesso alle aziende sia come sistema cooperativo regionale, sia come sistema provinciale attraverso i tre istituti di Cantù, Alzate e Lezzeno. Il credit crunch riguarda gli istituti più grandi». Pontiggia insiste quindi sul «rapporto con i clienti, fatto di interlocuzione tra soggetti che parlano lo stesso linguaggio».
Resta il fatto che lo sbarco delle banche ticinesi oltrefrontiera è potenzialmente in grado di cambiare completamente il sistema del finanziamento delle imprese. Qualcosa che tutti i soggetti interessati sanno benissimo

Dario Campione.

Nella foto:
Potrebbe giungere da Lugano la risposta alla stretta creditizia imposta oggi alle imprese italiane dalle banche

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