Promessa mantenuta, il saluto di Merckx al Ghisallo. Il “Cannibale” collegato con il Museo del Ciclismo nel giorno del 75° compleanno

Eddy Merckx

Per parlare in diretta con il Ghisallo ha anche fatto attendere la televisione belga, che lo voleva intervistare nella sua casa. Eddy Merckx ieri ha compiuto 75 anni e, puntuale, alle 14, come aveva promesso, si è collegato con la pagina social del Museo del Ciclismo e ha raccontato la sua particolare giornata. Non sono mancati i ricordi legati al nostro Paese, dove ha ancora tanti ammiratori.
A dialogare con Merckx il presidente della Fondazione Museo Antonio Molteni e la direttrice Carola Gentilini, Barbara Foglia, manager del Museo della Macchina per Caffè, e Mario Molteni, con il marchio di famiglia storico sponsor del “Cannibale”.
«L’Italia è la mia seconda Patria – ha esordito Merckx, ribadendo un concetto a lui caro – perché ho bellissimi ricordi e ho corso per nove anni con squadre del vostro Paese, ottimamente organizzate, che mi hanno consentito di conquistare grandi traguardi. E poi i tifosi italiani sono imbattibili, i più bravi del mondo».
Ma come è stato il giorno del 75° compleanno? «Al mattino sono andato in bicicletta – ha spiegato – poi sono tornato a casa a festeggiare con mia figlia e i nipotini. Abbiamo brindato con lo champagne per i miei “tre 25 anni”».
Sull’onda dei ricordi Merckx ha citato alcune delle più importanti soddisfazioni nel nostro paese. «L’Italia mi ha regalato tante gioie – ha sottolineato – La più grande è stata il successo alle Tre Cime di Lavaredo nel Giro del 1968. Quel giorno fu davvero una grande scalata». Ma con una squadra tricolore è arrivato anche il primo posto al Tour del 1969: «Un sogno che cullavo fin da bambino – ha aggiunto – Oltretutto da trent’anni un corridore belga non vinceva nella gara francese».
Non è mancato anche un pensiero per il suo grande antagonista, Felice Gimondi: «Era un vero campione, il più grande avversario della mia carriera. Quando sono arrivato io, non dimentichiamolo, aveva già conquistato un Tour, la Parigi-Roubaix e la Parigi-Bruxelles».
In collegamento dal Ghisallo si è anche parlato del colle caro ai ciclisti. «Ho affrontato quella salita per la prima volta nel 1967 – ha concluso – nel mio primo Giro d’Italia. Al Ghisallo c’era l’arrivo di una tappa. Una ascesa decisamente difficile; ci sono poi passato tante volte al Giro di Lombardia e ha sempre fatto selezione».

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