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Promossi tre nuovi Comuni. In bilico le Terre di Frontiera

Bocciati irrimediabilmente altri tre progetti di unificazioneTremezzina e Colverde. Oltre a una Bellagio decisamente più grande.Cambia la geografia dei Comuni lariani. Dopo il referendum day di domenica scorsa, tre nuovi paesi si apprestano a diventare realtà. Sono, appunto, la Tremezzina, frutto della aggregazione di Lenno, Ossuccio, Mezzegra e Tremezzo; Colverde, che nasce dalla fusione di Drezzo, Parè e Gironico; e la nuova Bellagio che unisce Civenna alla Perla del Lario.Un quarto Comune – Terre di Frontiera – potrebbe in realtà nascere

dall’unificazione di Ronago, Uggiate Trevano e Faloppio. Ma sulla base di un esito non unanime del voto popolare, questa opportunità resta confinata nel novero dell’incerto. Sarà il consiglio regionale a decidere in proposito, sebbene i primi orientamenti virino decisamente verso un più che probabile sì.Per una mappa che si trasforma, ce n’è un’altra che resterà invece immutata. Non vedranno la luce, infatti, nè la Riviera del Ceresio, nè la nuova Menaggio, né il Castello del Lario.Il votoLe sette proposte di fusione che domenica erano state portate al vaglio dei cittadini hanno avuto esiti diversi. Come detto, in tre casi c’è stato un sì netto: Tremezzina (62,64% a favore), Colverde (78,15%) e Bellagio (80,97%). In altri tre casi il no è stato altrettanto netto: nel Porlezzese (69,71% di contrari), nel Menaggino (56%) e in Altolago a Musso e Pianello (68,79%). Soltanto nella Bassa, a Uggiate, Faloppio e Ronago si è registrato un sì complessivo (56,42% di favorevoli) con un solo Comune – Ronago – in cui è invece prevalsa la linea contraria alla fusione.Dati e curiositàL’analisi dei numeri di questa tornata referendaria in provincia di Como è, in ogni caso, molto interessante. Innanzitutto, sono stati 13 i Comuni in cui i cittadini hanno detto sì alla fusione, 10 quelli in cui ha vinto il no. Su un totale di 36.792 aventi diritto, sono andati alle urne in 14.231, pari al 38,67%. Cinque i paesi in cui ha votato oltre il 50% degli elettori (Civenna, Pianello del Lario, Grandola ed Uniti, Corrido e Val Rezzo), 18 invece quelli che non hanno superato l’ipotetico quorum della metà più uno dei votanti. In percentuale, il Comune in cui si è votato di più è stato Val Rezzo (66,31%), quello con meno elettori invece Porlezza (24,95%). Sempre in percentuale, il sì ha trionfato in misura maggiore a Bellagio (88,7%) mentre è letteralmente scomparso a Val Rezzo, dove su 123 voti validi c’è stato un unico favorevole alla fusione contro 122 contrari (pari al 99,18%).In totale, nel referendum day di domenica i comaschi che hanno aderito a una proposta di fusione sono stati 7.598, pari al 54,07% dei voti validi espressi. I contrari, invece, 6.452 (ovvero il 45,93% di chi si è recato alle urne).Buona, nonostante tutto, la partecipazione complessiva, soprattutto se paragonata ad altre realtà lombarde. Nella Tremezzina si è superato il 45% di votanti, dato inatteso per gli stessi promotori.I prossimi passiNelle prossime settimane il consiglio regionale sarà chiamato a votare a sua volta ciascun progetto di fusione. L’orientamento dell’assemblea del Pirellone, ribadita ieri da tutti i consiglieri eletti sul Lario, è di appoggiare le aggregazioni promosse dai cittadini e di respingere quelle che non hanno avuto il via libera delle urne. «Dove la gente ha votato sì faremo le fusioni – dice Dario Bianchi della Lega Nord – L’unico punto interrogativo potrebbe nascere per Uggiate Trevano, dove a un sì complessivo si contrappone il no di uno dei Comuni coinvolti».Secondo Bianchi, «dal voto di domenica è emerso un dato: le fusioni funzionano dove gli amministratori propongono progetti credibili e concreti».Di «esito molto soddisfacente» parla invece Alessandro Fermi, consigliere di Forza Italia. «Dalle urne sono uscite indicazioni chiare che spetterà a noi tradurre in progetti di legge». Luca Gaffuri, consigliere del Partito Democratico, si lamenta della «poca pubblicità» che la Regione ha dato al referendum day, ma conferma che anche il Pd voterà a favore soltanto dei progetti approvati dai cittadini. «Diremo sì anche alla proposta di fusione delle Terre di Frontiera», aggiunge. Francesco Dotti, eletto in Regione con Fratelli d’Italia, parla del «volere dei cittadini» come «punto fermo» per le decisioni finali che dovranno essere prese «prima in commissione e poi in consiglio».

Da. C.

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