PRONTA UN'ALTRA MANO COME A "CIAPA NO"

di MARCO GUGGIARI

La trattativa infinita
Se pensi al Calcio Como e alla trattativa per la sua vendita, ti viene in mente un gioco delle carte: il “ciapa no”. Tutto sta nel liberarsi della carta più scomoda; alla fine qualcuno se la ritrova in mano e perde. È una variante del tressette, che non è un bel modo di dire quando nella vita reale si allude a quel gioco. Ma il “ciapa no” si chiama anche traversone, un termine più familiare a tanti appassionati di football.
Sia quel che sia, umilia un po’ la metafora di una compravendita
che non va mai a buon fine perché nessuno – in realtà – vuole restare con il titolo societario tra le mani. Chi ce l’ha vuole disfarsene o, nella migliore delle ipotesi, condividerne onori e, soprattutto, oneri con altri di cui è affannosamente alla ricerca. Chi lo vorrebbe chiede però garanzie difficili da avere, almeno fino a quando non saranno compiuti certi passaggi anche nelle aule dei tribunali.
Fatto sta che da quattro anni e mezzo, cioé da quando – nel giugno 2006 – la famiglia Barzaghi consegnò il club alla città, sembra di leggere interminabili strisce di cartoons. A tratti un po’ scontati, a volte tinti di giallo, spesso esilaranti, come solo certi cartoni animati sanno essere.
Riassumiamo: prima di allora ci fu un solo consolante successo, “la vittoria di Chiacchio”, l’avvocato del Foro napoletano che con la sua arte oratoria e con i suoi cavilli salvò il Calcio Como dai dilettanti. Incubo che appena un anno dopo, però, divenne realtà. Arrivò la famiglia Barzaghi; dopo questa, Angiuoni e Di Bari; poi Di Bari e Rivetti. E in seguito le cordate, così tante e così lunghe che, messe insieme, permetterebbero di scalare il K2 anche a chi soffre di vertigini.
E che personaggi. Ciuccariello in smoking, con le sue eredità e le sue guardie del corpo. Volatilizzato al dunque. E Lanzanova, capofila del gruppo bresciano. Acquista, non acquista. La margherita non ha più petali e anche l’Amleto di Shakespeare sarebbe meno angosciato con il suo dilemma. Adesso spuntano gli assegni, ma solo da guardare, a beneficio del pubblico. Per comprare, però, bisogna consegnarli al venditore. Invece c’è sempre un’altra mano di carte a “ciapa no”. Sarebbe ora di ritirare il mazzo e tornare soltanto al calcio. In anni passati, di oculata gestione, le soddisfazioni non mancarono. Altri tempi, ma Chievo e Novara, per dire di due realtà sotto gli occhi di chi segue il football, indicano che il sogno, anche oggi, può diventare realtà. Purché si costruisca. A partire dal settore giovanile e da un’autentica e seria operazione simpatia che coinvolga la città.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.