PRONTO SOCCORSO E ABUSO DI RISORSE

di MARIO GUIDOTTI

Tutti i perché del caos
Le notizie del caos nei Pronto Soccorso della capitale rimbalzano quotidianamente ovunque e nessun luogo, men che meno Como, è esente da un’emergenza che è nazionale.
Nei nosocomi del nostro territorio non vediamo scene da girone dantesco, ma ci sono momenti in cui il sovraffollamento è inquietante. I numeri nazionali parlano chiaro: più di 23 milioni di accessi all’anno. È possibile che un terzo della popolazione italiana abbia tanta emergenza sanitaria? È evidente che qualcosa non
funziona.
Nonostante l’assioma secondo cui le vittorie hanno tanti padri e le sconfitte uno soltanto, preme affermare che un malato che attende ore su una sedia o su una barella prima di accedere ai soccorsi è una disfatta per tutti. Esageriamo: è colpa di tutti.
E la filiera è lunga. Non è esente il potere politico, che per motivi elettorali continua a voler dare (male) tutto a tutti invece di ciò che serve solo a chi ne ha veramente bisogno.
Non esoneriamo da colpe gli amministratori, che innalzano i conti economici come totem intorno ai quali danzano bocconiani come capi Sioux invece di chi si fa carico dei malati.
Addossiamo pure responsabilità ai medici ospedalieri, che storicamente hanno considerato i Pronto Soccorso come il ghetto, il refugium peccatorum, dove mettere in punizione medici reprobi o demotivati o i principianti, perché è giusto che “si facciano le ossa” e vadano a mettere il dito nella falla della diga.
Non sono assolti i medici di base, che hanno accettato un progressivo svuotamento della propria professione e che di fronte a nuovi sintomi raramente evitano che il loro malato si precipiti al Pronto Soccorso.
Non si possono chiamare fuori i media, che tra rotocalchi, telefilm e soap-opere hanno inneggiato all’emergenza ospedaliera come alla panacea di tutti i mali non solo sanitari ma anche sociali.
Infine, diciamola tutta, il principale abusatore del Pronto Soccorso è il comune cittadino, sì, siamo noi. Perché è comodo, aperto h24, con ogni ben di Dio per il nostro corpo afflitto, dalla Tac allo specialista, alla medicina miracolosa. Perché è economico: è tutto gratis. Venghino signori. Perché è catartico: qui passano le sbronze, qui mi curano la stramangiata, mi salvano dall’overdose, mi danno pillole del giorno prima-durante-dopo, mi levano l’ansia di avere un coccolone.
Con il risultato che chi ha veramente bisogno rischia, magari non trova il posto e subisce ritardi, a volte incompatibili con cure efficaci.
E quindi? Colpa di tutti uguale colpa di nessuno? Al contrario. È arrivato il momento di una sana (mai termine è parso più appropriato) presa di coscienza da parte di tutti.
Come per la crisi economica tutti ci siamo resi conto che consumiamo più di quello che produciamo, anche la crisi del Pronto Soccorso potrebbe essere uno scollinamento, l’inizio del nuovo.
Certo, i responsabili del settore sono i primi a essere chiamati all’appello e non possono esimersi dal programmare un nuovo modello di intensità di cure e complessità assistenziale che preveda una riorganizzazione delle cure primarie al fine di regolare l’offerta, ma nessun cittadino si consideri esente da un corretto uso del mercato sanitario, perché la spietata roulette della vita sceglie a caso e tutti potremmo diventare vittime dei nostri abusi di risorse.

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