Prosegue la maratona Bach con la tastiera di Zehnder

Al Conservatorio Verdi
La maratona, a ingresso libero, dedicata all’opera omnia organistica di Johann Sebastian Bach prosegue al Conservatorio “Verdi” di Como, in via Cadorna 4. Domenica 10 giugno, alle 17.30, si apriranno le porte del “Salone dell’organo” per il terzo concerto. Al festival partecipano interpreti di varie generazioni e diverse scuole organistiche, come Michael Radulescu da Vienna, Benjamin Alard, giovane organista francese di 27 anni, ma anche organisti italiani come Stefano Innocenti, Marco Ruggeri, Francesco Di Lernia
e Umberto Forni. Domenica, l’organista Jean Claude Zehnder da Basilea proporrà un programma dal titolo Influssi di Buxtehude, Böhm, Albinoni e Reinken nella musica di Bach. E lunedì 11 giugno il maestro Zehnder terrà un seminario con lo stesso titolo. Il concerto di domenica prevede in programma, tra l’altro, la Toccata in Re maggiore Bwv 912a, brano scritto per clavicembalo che si ispira, assieme alle altre toccate, all’omonima forma italiana suddivisa in varie sezioni. Questa composizione, in particolare, si presenta con elementi che sembrano uno “studio” preparatorio del grande Preludio in Re maggiore per organo. Jean Claude Zehnder proseguirà con tre corali: Du Friedefürst, Herr Jesu Christ Bwv 1102, Herr Jesu Christ, du höchstes Gut Bwv 1114 e Herzlich lieb hab ich dich Bwv 1115. Tre corali tratte dalla cosiddetta raccolta Neumeister, collezione di brani ritrovati nel 1985. A conclusione l’organista basilese – coinvolto nella nuova edizione in dieci tomi delle opere per organo di Bach, il cui quarto volume è stato appena pubblicato – suonerà il Preludio e fuga in Mi maggiore Bwv 566. Ascoltando questa composizione, è inevitabile pensare al grande compositore e organista danese Dietrich Buxtehude (1637–1707). Il Preludio e Fuga BWV 566 è formato da più sezioni come i Praeludia del maestro danese, mutuati a loro volta dalla forma articolata in varie parti della Toccata italiana. Il brano esiste anche in una versione trasposta in Do maggiore, ma si suppone che quest’ultima sia stata realizzata in seguito, forse per poterla suonare su organi con temperamenti particolari o con caratteristiche tecniche specifiche (quali la mancanza di alcune note acute o dei due cromatici più gravi, come spesso capita negli organi barocchi tedeschi). La prima sezione è un tipico preludio nordico, mentre la prima fuga dal caratteristico tema con note ribattute (ancora una tipicità dello stile nordico) è seguita da una sorta di virtuosistico recitativo che prepara l’ingresso dell’ultima fuga in tempo ternario

Cécile Prakken.

Nella foto:
Johann Sebastian Bach

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