Prostituzione, il Ticino chiede 25 franchi al giorno ai gestori dei locali
Cronaca, Economia

Prostituzione, il Ticino chiede 25 franchi al giorno ai gestori dei locali

La dogana di Ponte Chiasso. Molti italiani valicano il confine attratti dal mercato del sesso legale ticinese La dogana di Ponte Chiasso. Molti italiani valicano il confine attratti dal mercato del sesso legale ticinese

Il mercato della prostituzione in Ticino non sembra conoscere la crisi e dopo cinque anni di accesi dibattiti il cantone elvetico al confine con l’Italia si è dotato di una nuova legge sull’esercizio della professione  che viene ritenuta  la più antica del mondo.

Come riferisce oggi il quotidiano “Corriere del Ticino”, a larga maggioranza  – 63 favorevoli, 5 contrari e 4 astensioni –  il Gran Consiglio, ossia l’autorità legislativa del cantone elvetico, ha dato il via alla revisione della norma che regola il settore.

Tra le novità, quella che  ha fatto maggiormente discutere è senz’altro la nuova modalità di tassazione per le professioniste del sesso, che è stata  proposta dalla Divisione delle Contribuzioni del dipartimento delle finanze del cantone, settore che si occupa delle imposte a carico delle persone fisiche e giuridiche come pure della tassazione e dell’incasso dell’imposta federale diretta.

Le lucciole – lo scorso anno erano 320 quelle attive  regolarmente note alle autorità nel cantone, quasi dimezzate rispetto ai dati statistici di un decennio fa – saranno tenute a  versare al fisco una imposta forfettaria pari a 25 franchi al giorno, ma non direttamente: la dovranno versare al gestore del locale erotico in cui esercitano (sono 7 le strutture aperte nel territorio cantonale). Sarà lo stesso gestore – questo passaggio è quello che ha scatenato più polemiche durante il dibattito nel Gran Consiglio – avrà l’obbligo di trattenere l’importo e di versarlo ogni mese all’autorità fiscale.

Questo per risolvere l’annoso problema dei mancati introiti di un settore che evidentemente garantisce notevoli guadagni.

 

23 gennaio 2018

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Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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