Cronaca

Prostituzione tra Como e la Francia: tre arresti della Mobile in centro

altInchiesta internazionale
Indagine partita da Lille: contestata anche la tratta di esseri umani
Un immenso triangolo con i vertici in Nigeria, a Lille (in Francia) e a Como. È quello che è finito al centro di una maxi indagine internazionale con le polizie italiane e d’oltralpe impegnate nello sgominare una associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, allo sfruttamento della prostituzione e al riciclaggio. L’operazione “Eva 59” ha portato, nelle scorse ore, all’arresto di 24 persone tra Italia e Francia, tre delle quali residenti in centro città a Como, in via Belvedere.

Si tratta di moglie e marito di 34 e 38 anni (quest’ultimo gestore di un supermarket in via Napoleona) e del fratello della donna, 29 anni, tutti nati in Nigeria e da una decina di anni in Italia.
Secondo l’ipotesi investigativa – la competenza territoriale è francese – avrebbero reinvestito i proventi derivanti dallo sfruttamento della prostituzione che confluivano su Como. Soldi che, in pratica, finivano in Nigeria sotto forma di contanti, ma anche di automobili e elettrodomestici che venivano acquistati in Italia e rivenduti in Nigeria in negozi sodali con l’associazione.
Per il trasporto della merce venivano utilizzati container caricati sul Lario e poi spediti al porto di Genova, dove venivano imbarcati con destinazione Africa. L’indagine è partita dalla Francia nell’agosto del 2012 e ha avuto come tema il traffico di esseri umani dalla Nigeria alla città di Lille e a quella di Nantes. Le donne, avvicinate in Nigeria e convinte a partire per l’Europa dietro la promessa di un lavoro e di guadagni, venivano poi “girate” alla prostituzione. Sarebbero almeno una trentina le vittime. Ma il lavoro degli inquirenti ha poi preso una piega inattesa che ha puntato verso l’Italia e il centro città di Como. Perché qui, è la tesi accusatoria, confluivano gran parte dei proventi dell’associazione per delinquere. Un volume impressionante di denaro, visto che le donne vittime dell’associazione dovevano dare al gruppo 60 mila euro in contanti per “svincolarsi” e poi pagare anche l’affitto del marciapiede in cui si prostituivano.
Contanti che raggiungevano il Lario e che i tre arrestati reinvestivano soprattutto in automobili e elettrodomestici che poi, caricati su container, partivano per la Nigeria per essere rivenduti.
Negli ultimi due mesi gli inquirenti – la polizia francese ha collaborato con la squadra Mobile di Como – hanno monitorato il riempimento e la spedizione di almeno tre container, anche se la media era comunque di almeno un carico al mese. Non tutto veniva però reinvestito, in quanto per l’Africa – tramite corrieri gestiti da un quarto uomo arrestato in Italia, un nigeriano residente a Torino – partivano anche dei contanti.
Gli arresti sono stati eseguiti nella giornata di martedì. I “comaschi” sono stati portati al Bassone, in attesa di essere consegnati alla Francia. Nessuno, al momento dell’arresto, avrebbe detto nulla e tanto meno si sarebbe spiegato il perché di quell’intervento.
Come detto i tre nigeriani residenti in città, in via Belvedere, vivevano in Italia da anni.
Il 38enne gestiva anche una attività commerciale in via Napoleona che è stata perquisita nel corso delle indagini. Non si esclude che il negozio potesse anche essere una sorta di attività di copertura.
Sono stati perquisiti anche due magazzini (in affitto) a Senna Comasco e a Bulgarograsso dove la merce veniva stoccata prima di essere caricata sui container in partenza per Genova.
Le donne indirizzate alla prostituzione, approdavano per la maggior parte in Francia, ma una piccola parte (quattro o cinque) si sarebbe fermata anche a Como per lavorare nelle vie attorno ad Appiano Gentile. Anche il canale della tratta di vittime non era sempre il solito. A seconda dei periodi e delle criticità, le ragazze potevano essere introdotte in Europa passando dall’Italia oppure direttamente dalla Francia. La vita che le attendeva era tuttavia molto diversa da quella che era stata prospettata al momento della partenza dalla Nigeria. L’indagine, come detto, prende ora la via della Francia, dove finiranno anche gli arrestati di Como. Le accuse sono pesantissime: associazione per delinquere finalizzata alla tratta di essere umani, allo sfruttamento della prostituzione e al riciclaggio.

Mauro Peverelli

Nella foto:
una fase del riempimento di un container con merce di ogni tipo, acquistata con i soldi maturati dallo sfruttamento della prostituzione. Una volta stipato, il container partiva per la Nigeria dopo essere stato caricato su una nave nel porto di Genova
15 maggio 2014

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