Provincia di Como, il caso: dopo quasi quattro mesi nomine ancora in stand-by

consiglio Provinciale in foto Fiorenzo Bongiasca

Lontana dai riflettori, senza più un contatto diretto con i cittadini-elettori (consiglio e presidente vengono votati da una platea ristretta di sindaci e consiglieri comunali), Villa Saporiti si può “permettere” di non diventare un caso politico anche in presenza di problemi che, in altri tempi e in altre circostanze, avrebbero riempito le pagine dei giornali. Dopo quasi quattro mesi dal rinnovo dell’assemblea, infatti, il presidente Fiorenzo Bongiasca, nella foto, non ha ancora nominato il suo vice né ha assegnato alcuna delega. Una situazione del tutto anomala, di cui si parla poco (anzi, non se ne parla nemmeno) a dimostrazione di quanto la Provincia sia ormai lontana dall’interesse della gente e delle stesse segreterie di partito. La spiegazione di questo ritardo nelle nomine non è chiara. La settimana prossima, in vista dell’ultimo consiglio prima delle vacanze, convocato per il 29 luglio, Bongiasca dovrebbe in realtà comunicare il nome del vice. Tutto lascia supporre che si tratti di Federico Bassani, sindaco di Lurago d’Erba ed esponente del Partito Democratico, per quanto non vi siano conferme dirette. Sulle deleghe, invece, è possibile che non vengano nemmeno attribuite. Il motivo e chiarito dallo stesso presidente: «L’attuale sistema – dice – è molto diverso dal precedente. I consiglieri delegati non sono veri e propri assessori; la firma sulle delibere, ad esempio, è sempre e soltanto quella del presidente. Noi riuniamo la componente di maggioranza tutte le settimane, il nostro metodo di lavoro è tale per cui ciascun problema viene gestito dalle persone che in quel momento sono più interessate o hanno competenze specifiche. Funziona, coinvolge tutti e permette di utilizzare al meglio la disponibilità di ciascuno». Questo significa che, con ogni probabilità, Bongiasca pensa di non formalizzare alcuna delega ai suoi consiglieri. Sul punto è comunque aperta una discussione con i vertici del Partito Democratico, che forse preferirebbero un’articolazione più chiara e riconoscibile degli incarichi. Ma nel disinteresse generale per le sorti di Villa Saporiti, anche questa discussione non è destinata a far “rumore”.

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