Punto nascite di Gravedona, entro gennaio la decisione

Ieri mattina, in visita al cantiere delle paratie, il governatore Maroni aveva annunciato l’imminente incontro con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin per cercare di salvare il punto nascite di Gravedona. «Siamo disponibili a tenere aperti i punti nascita a rischio (il Governo ha stabilito la chiusura di quelli dove nascono meno di 500 bimbi all’anno) perchè siamo pronti a investire per metterli in sicurezza. La decisione del Ministero di obbligarci a chiuderli non la condivido e spero che si possa riaprire il confronto. Se così sarà li terremo aperti in attesa che ci sia la decisione finale, che mi auguro positiva».

Così in mattinata. E verso sera le prime buone notizie, dopo l’incontro con il ministro. «È stata una riunione proficua, nella quale abbiamo registrato la disponibilità del ministro. Come Regione ci siamo impegnati a elaborare un progetto innovativo che consenta il mantenimento dei punti nascita con meno di 500 parti all’anno e garantisca anche la piena sicurezza. Abbiamo costituito un tavolo tecnico e a metà gennaio ci incontreremo di nuovo con la nostra proposta sul tavolo per procedere rapidamente alla decisione finale». Così il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, che con l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, ha incontrato, a Roma, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. «Abbiamo assicurato al ministro – ha fatto sapere Gallera – che grazie alla nostra legge di evoluzione del sistema sociosanitario saremo in grado di articolare meglio un progetto che consentirà di tenere i punti nascita aperti garantendo la sicurezza per gestanti e neonati».

Sempre nella mattinata di ieri anche i deputati lariani del Pd Mauro Guerra e Chiara Braga erano intervenuti scrivendo una lettera al ministro. «Queste strutture rappresentano per l’area del centro e alto lago di Como un punto di riferimento sanitario importante per tutelare quei livelli di assistenza sanitaria indispensabili per consentire al territorio una qualità e sicurezza minima», si legge nella missiva.

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