Ieri il leader dei Rockets si è fatto interrogare a Como e ha respinto le accuse«Sono stato sbattuto in prima pagina come se fossi un mostro. Ma io non ho commesso alcun reato di quelli che mi vengono contestati: la macchina mi è stata davvero rubata».Fabrice Quagliotti, 56 anni, anima del celebre gruppo musicale dei Rockets e residente da anni nella cintura di Como, si è seduto ieri mattina sulla sedia degli imputati, davanti al giudice monocratico di Como Walter Lietti. La Procura gli contesta una presunta simulazione di reato avvenuta nel febbraio del 2010./>Al centro dell’attenzione c’è una Bmw X5 di proprietà di una società amministrata da Quagliotti.Secondo la tesi accusatoria, l’auto sarebbe in realtà stata esportata in Senegal per poi simulare il furto e presentarsi dai carabinieri a sporgere la denuncia.La posizione di Quagliotti – assistito dall’avvocato Massimo Di Marco – è stata nettamente all’opposto, e rivendicata con vigore ieri mattina in aula: «Io stavo provando a vendere quell’auto e avevo anche cinque acquirenti – ha detto il leader dei Rockets – Una valutazione, fatta da due diverse ditte, era tra i 25 e i 28mila euro. L’assicurazione me ne avrebbe dati 20mila. Che senso avrebbe avuto una simile simulazione? Cosa ci avrei mai guadagnato? Sono finito in una vicenda con almeno cinque persone che non conosco. Sono stato sbattuto in prima pagina come fossi un mostro. E tutto per guadagnare quattro lire? Avrei preso più soldi rivendendo direttamente la macchina».La difesa ha intanto messo a segno un colpo importante. Su istanza dell’avvocato Di Marco, sono rimaste fuori dal processo tutte le intercettazioni telefoniche che diedero origine al fascicolo e che arrivavano dalla Procura di Udine. Per i reati contestati a Quagliotti e agli altri imputati, infatti, questo importante strumento investigativo non è utilizzabile. Da qui l’accoglimento dell’istanza della difesa e la cancellazione completa dei dialoghi telefonici captati.M.Pv.Nella foto:Un concerto dei Rockets, che si tenne in passato in una piazza Cavour gremita
/>Al centro dell’attenzione c’è una Bmw X5 di proprietà di una società amministrata da Quagliotti.Secondo la tesi accusatoria, l’auto sarebbe in realtà stata esportata in Senegal per poi simulare il furto e presentarsi dai carabinieri a sporgere la denuncia.La posizione di Quagliotti – assistito dall’avvocato Massimo Di Marco – è stata nettamente all’opposto, e rivendicata con vigore ieri mattina in aula: «Io stavo provando a vendere quell’auto e avevo anche cinque acquirenti – ha detto il leader dei Rockets – Una valutazione, fatta da due diverse ditte, era tra i 25 e i 28mila euro. L’assicurazione me ne avrebbe dati 20mila. Che senso avrebbe avuto una simile simulazione? Cosa ci avrei mai guadagnato? Sono finito in una vicenda con almeno cinque persone che non conosco. Sono stato sbattuto in prima pagina come fossi un mostro. E tutto per guadagnare quattro lire? Avrei preso più soldi rivendendo direttamente la macchina».La difesa ha intanto messo a segno un colpo importante. Su istanza dell’avvocato Di Marco, sono rimaste fuori dal processo tutte le intercettazioni telefoniche che diedero origine al fascicolo e che arrivavano dalla Procura di Udine. Per i reati contestati a Quagliotti e agli altri imputati, infatti, questo importante strumento investigativo non è utilizzabile. Da qui l’accoglimento dell’istanza della difesa e la cancellazione completa dei dialoghi telefonici captati.
M.Pv.
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