Quale destino per gli archivi?

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

La ricchezza culturale di un territorio si fonda anche sulla capacità  di valorizzare la memoria e le sue testimonianze. Abbiamo tanti archivi di artisti e architetti importanti da tutelare e aprire agli studiosi, ma non c’è abbondanza di istituzioni autorevoli cui affidarne i documenti.

Molti sono gli sforzi che eredi e collezionisti mettono in campo per mantenere vivi questi patrimoni (di recente abbiamo dato notizia dell’apertura di una “casa della cultura” dedicata all’erede dell’Astrattismo lariano Alvaro Molteni), ma non tutti hanno la capacità organizzativa e i fondi economici per poter sostenere la nascita di fondazioni, associazioni o case della cultura.

Molti vorrebbero essere messi nelle condizioni di passare serenamente il testimone, magari a chi può davvero valorizzare tali materiali. In mancanza di ciò così è implicita e comprensibile l’emorragia delle opere, dei fondi che le contengono e implicitamente del significato culturale che tali documenti portano con  sé. E così il territorio a poco a poco perde la sua memoria. A chi lasciare il testimone di una raccolta, di una collezione importante di dipinti, di progetti, di disegni, di sculture?

A costo di sembrare ripetitivi o di essere accusati di accanimento eccessivo su un paziente senza scampo, l’esempio viene da oltre confine. Allo Spazio Officina di Chiasso è in corso una mostra che documenta proprio la capacità del sistema culturale e museale ticinese di fare rete, non disperdere le collezioni, avvicinare ai materiali studiosi come cattedratici e dottorandi o laureandi in grado di inquadrarle e accrescerne il valore attraverso la conoscenza.

A Como, a parte sporadici casi virtuosi in controtendenza (si pensi alle recenti donazioni di dipinti di Carla Prina e Carla Badiali)  le strutture istituzionali però non garantiscono lo stesso livello di autorevolezza:  i musei civici non hanno tuttora una direzione e non hanno rapporti organici e istituzionalizzati con l’università e la ricerca, e di conseguenza sono poveri di risorse.

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